Dalla Prefazione di Paolo Portoghesi si legge: La vocazione all’insegnamento è qualcosa che fa parte della personalità, ma che si scopre poi gradualmente, attraverso quel contatto più di scambio con gli studenti in modo tale da rimanere sempre un problema sapere se apprende di più l’insegnante ad insegnare o lo studente ad imparare. Il lavoro svolto da Giancarlo Priori, nel suo primo anno d'esperienza napoletana, dimostra la maturità di questo rapporto con gli studenti su una strada che non è più quella più consueta per l’Università italiana in questo periodo. Questo rapporto didattico, infatti, si definisce non nel senso della creazione di una scuola, non nel senso della sperimentazione di un metodo univoco, ma nel tentativo di far sì che, attraverso una condizione di libera scelta, lo studente eserciti non l’opzione passiva dell’imitazione, ma l’opportunità attiva della ricerca, anzitutto della riflessione sul proprio volere, sul proprio gusto, sul proprio desiderio di orientamento. Il difetto delle esperienze didattiche basate solo sulla trasmissione di un sapere predefinito è quello di far mancare allo studente quest'esperienza dell’orientamento, cui si arriva ponendosi delle domande fondamentali. E’ interessante osservare, nel lavoro di questi studenti napoletani, l’elemento di connessione con le esperienze didattiche precedenti di Giancarlo Priori. E' facile, quindi, verificare come porti avanti non una condizione di testimone che sta a guardare dall’alto ciò che gli studenti fanno, ma il ruolo di un docente che, senza imporre il linguaggio, cerca però di comunicare agli studenti, certezze e dubbi. In questo senso, finiscono per essere trasferite, alcune acquisizioni fondamentali anche se, la condizione di libera ricerca, è fondamentalmente rispettata.

ARCHITETTURA E CITTA'

PRIORI, GIANCARLO
2000

Abstract

Dalla Prefazione di Paolo Portoghesi si legge: La vocazione all’insegnamento è qualcosa che fa parte della personalità, ma che si scopre poi gradualmente, attraverso quel contatto più di scambio con gli studenti in modo tale da rimanere sempre un problema sapere se apprende di più l’insegnante ad insegnare o lo studente ad imparare. Il lavoro svolto da Giancarlo Priori, nel suo primo anno d'esperienza napoletana, dimostra la maturità di questo rapporto con gli studenti su una strada che non è più quella più consueta per l’Università italiana in questo periodo. Questo rapporto didattico, infatti, si definisce non nel senso della creazione di una scuola, non nel senso della sperimentazione di un metodo univoco, ma nel tentativo di far sì che, attraverso una condizione di libera scelta, lo studente eserciti non l’opzione passiva dell’imitazione, ma l’opportunità attiva della ricerca, anzitutto della riflessione sul proprio volere, sul proprio gusto, sul proprio desiderio di orientamento. Il difetto delle esperienze didattiche basate solo sulla trasmissione di un sapere predefinito è quello di far mancare allo studente quest'esperienza dell’orientamento, cui si arriva ponendosi delle domande fondamentali. E’ interessante osservare, nel lavoro di questi studenti napoletani, l’elemento di connessione con le esperienze didattiche precedenti di Giancarlo Priori. E' facile, quindi, verificare come porti avanti non una condizione di testimone che sta a guardare dall’alto ciò che gli studenti fanno, ma il ruolo di un docente che, senza imporre il linguaggio, cerca però di comunicare agli studenti, certezze e dubbi. In questo senso, finiscono per essere trasferite, alcune acquisizioni fondamentali anche se, la condizione di libera ricerca, è fondamentalmente rispettata.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/179153
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