LA PROVA PER IL GIUDIZIO NEL PROCESSO PENALE, Torino, 2007. Con il volume si è inteso affrontare con una peculiare prospettiva la tematica della prova che presenta senza dubbio un ruolo di centralità nella struttura del sistema processuale penale; ciò in ragione del rapporto strumentale e funzionale che la lega all’accertamento a cui necessariamente deve tendere il processo. Il legislatore (anche in sede costituente), pertanto, ha sentito l’esigenza di prevedere una disciplina assai articolata dei molteplici istituti che, direttamente o indirettamente, ad essa si riferiscono. Così, nell’intero corpo del codice di procedura penale del 1988, molte sono le disposizioni normative (contenute non solo nel Libro terzo, che vi è espressamente dedicato) stabilite al fine di assicurare l’affidabilità dei risultati probatori, in chiave sia di efficienza che di garanzia. Per la stessa ragione, il tema ha (da sempre) catalizzato l’interesse della dottrina e della giurisprudenza, provocando una cospicua produzione scientifica volta ora ad individuare i profili concettuali della “prova” nell’ambito dei procedimenti gnoseologici, ora al perseguimento di obbiettivi squisitamente ermeneutici. Nella consapevolezza della vastità della materia, con il presente lavoro non si è inteso certamente realizzare un approfondimento – o anche solo una descrizione - di tutte le disposizioni normative e delle problematiche connesse ad un tema tanto variegato ed impegnativo. Si è, viceversa, proceduto ad una “analisi orientata” dei molteplici istituti che regolano la materia: lo studio non ha riguardato tutti i vari profili di disciplina, ma, come si evince già dallo stesso titolo del volume, è stato mirato unicamente al tentativo di individuare il materiale probatorio e le regole di valutazione di cui il giudice, legittimamente, può e deve avvalersi per la formazione del proprio libero convincimento. L’attenzione, quindi, si è concentrata essenzialmente sulle disposizioni descrittive dei percorsi acquisitivi che, a norma dell’art. 526 c.p.p., consentono di individuare le prove utilizzabili per la deliberazione che definisce il giudizio.

La prova per il giudizio nel processo penale

FURGIUELE, ALFONSO
2007

Abstract

LA PROVA PER IL GIUDIZIO NEL PROCESSO PENALE, Torino, 2007. Con il volume si è inteso affrontare con una peculiare prospettiva la tematica della prova che presenta senza dubbio un ruolo di centralità nella struttura del sistema processuale penale; ciò in ragione del rapporto strumentale e funzionale che la lega all’accertamento a cui necessariamente deve tendere il processo. Il legislatore (anche in sede costituente), pertanto, ha sentito l’esigenza di prevedere una disciplina assai articolata dei molteplici istituti che, direttamente o indirettamente, ad essa si riferiscono. Così, nell’intero corpo del codice di procedura penale del 1988, molte sono le disposizioni normative (contenute non solo nel Libro terzo, che vi è espressamente dedicato) stabilite al fine di assicurare l’affidabilità dei risultati probatori, in chiave sia di efficienza che di garanzia. Per la stessa ragione, il tema ha (da sempre) catalizzato l’interesse della dottrina e della giurisprudenza, provocando una cospicua produzione scientifica volta ora ad individuare i profili concettuali della “prova” nell’ambito dei procedimenti gnoseologici, ora al perseguimento di obbiettivi squisitamente ermeneutici. Nella consapevolezza della vastità della materia, con il presente lavoro non si è inteso certamente realizzare un approfondimento – o anche solo una descrizione - di tutte le disposizioni normative e delle problematiche connesse ad un tema tanto variegato ed impegnativo. Si è, viceversa, proceduto ad una “analisi orientata” dei molteplici istituti che regolano la materia: lo studio non ha riguardato tutti i vari profili di disciplina, ma, come si evince già dallo stesso titolo del volume, è stato mirato unicamente al tentativo di individuare il materiale probatorio e le regole di valutazione di cui il giudice, legittimamente, può e deve avvalersi per la formazione del proprio libero convincimento. L’attenzione, quindi, si è concentrata essenzialmente sulle disposizioni descrittive dei percorsi acquisitivi che, a norma dell’art. 526 c.p.p., consentono di individuare le prove utilizzabili per la deliberazione che definisce il giudizio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/177994
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