L'area di intervento individuata nel Documento Preliminare alla Progettazione comprende una serie di ambienti prospettanti sulla Piazza d'Armi, con due logge coperte a volta, che godono di ampie vedute sulla città storica, e alcuni ambienti seminterrati sottostanti. Attualmente, i locali disposti alla quota inferiore sono completamente inutilizzati, mentre alla quota superiore si localizzano un piccolo ristoro e servizi igienici. Complessivamente gli spazi costruiti, relativi ad una zona limitata del sistema architettonico di bordo della Piazza d'Armi di Castel Sant'Elmo, sono pari a circa 300 mq, oltre a 120 mq delle logge. Limitata è anche l'estensione, nell'ambito della grande piazza, degli spazi che possono essere considerati 'pertinenza esterna' dei locali di ristoro e di intrattenimento, pari a circa 340 mq. In questa situazione, i criteri e le scelte progettuali sono state in primo luogo impostate sulla base di tre considerazioni preliminari sul monumento. Il programma di realizzazione di un polo di riferimento culturale alla scala metropolitana deve, per forza di cose, essere sviluppato entro una condizione molto particolare. Castel Sant'Elmo, nei tempo fortezza militare e carcere, presenza ostile alla città, ha rappresentato un luogo 'altro', un sito architettonico non conosciuto e poco raggiungibile. Tali caratteri di ostilità - che hanno preservato il Castello da quel processo di contaminazione, che ha invece investito tanti monumenti inseriti nel tessuto storico - non gli hanno però impedito di assumere un ruolo importante nella struttura dei significati urbani, connesso alla straordinaria posizione geografica. A questa importanza rispetto al tema del significato non corrisponde un pari rilievo in termini di uso, per cui il Castello, solo lentamente, sta accogliendo nuove funzioni di valenza urbana e metropolitana. Una condizione che rappresenta un elemento di assoluta originalità, in confronto ad altri monumenti nei quali è necessario sottrarre funzioni e che impone, nella logica della valorizzazione del monumento, un preciso richiamo alla questione dell'identità, nel momento in cui si ragiona in termini di nuovi usi e significati possibili per il Castello. Superato un atteggiamento puramente conservatorista e accantonate le ipotesi economiciste, che hanno portato a parlare di monumento come contenitore disponibile a molteplici usi, si è consolidata negli ultimi anni una logica più interna alla tradizione dell'architettura, che considera il monumento come materiale di straordinario interesse da studiare e da interpretare, a partire dalle sue caratteristiche interne. In questa logica, la fase della conoscenza, del rilievo del monumento, della ricostruzione della storia delle sue parti, intesa soprattutto come espressione di una volontà di esattezza nella progettazione architettonica assume una importanza fondamentale. Nonostante la grande articolazione dei livelli che caratterizza il Castello, in definitiva, nella situazione attuale è possibile ragionare su tre quote caratterizzanti: la quota degli ingressi e del fossato, che assume una funzione eminentemente distributiva; la quota dell'auditorium e dei corridoi, che rappresenta l'accessibilità del monumento, e la quota del piazzale. Quest'ultima è caratterizzata da un'organizzazione spaziale che, per molti aspetti, si può definire 'urbana' Lungo il bordo del Castello, come a rafforzare il segno planimetrico, si posiziona una sequenza di piccoli ambienti, al di sopra dei quali si collocano gli spalti, che consentono una visione completa della città. I tre blocchi edilizi centrali a pianta rettangolare allungata sono caratterizzati da rapporti che connotano i luoghi urbani centrali: spazi collettivi in cui vi è una dialettica tra il sistema edilizio degli ambienti di bordo e alcuni edifici pubblici eccezionali; ciò giustifica pienamente e logicamente la destinazione parziale degli ambienti di 'contorno' a funzioni di ristoro e di intrattenimento. In questa lettura del monumento, di cui si sono fornite solo poche essenziali tracce, l'area di progetto assume un ruolo estremamente delicato, in quanto mette in relazione due quote fondamentali di Castel Sant'Elmo: la 'quota' del corpo, con i corridoi a più livelli, e le grandi cisterne, che descriveva Colonna di Stigliano e la 'quota' dei piazzale superiore; la quota dell'ombra e la quota della luce, la quota dell'interno e la quota dell'esterno. Mentre gli ambienti superiori appartengono al piazzale, pur svolgendo un ruolo importante nella configurazione del 'corpo', gli ambienti inferiori appartengono decisamente al corpo. Rafforzare questa connessione è sicuramente una componente del progetto, anche perché, con studi successivi, si potranno forse ripristinare altre connessioni, coinvolgendo pienamente gli spazi di progetto e raggiungendo il piazzale, attraverso i luoghi interni dell'ombra, senza utilizzare i moderni ascensori o la faticosa rampa di risalita. Chi si trova a dover intervenire in un'architettura come quella di Castel Sant'Elmo non può dimenticare le leggi sedimentate e l'antica cultura. Si ha invece l'obbligo di studiarle per tradurle in chiave contemporanea. Non si può distruggere la struttura originaria, innestandovi un eventuale corpo estraneo. Sull'interpretazione del monumento e su queste premesse, si sono sviluppate, pertanto, alcune considerazioni sugli aspetti configurativi del progetto. Anche in questo caso, si può impostare il discorso come successione di argomentazioni. Le struttura originaria è stata utilizzata come punto di partenza per un'attenta operazione progettuale, che ne conservi i contenuti e le valenze culturali, rendendola duttile al nuovo uso. Gli spazi del livello superiore sono stati pertanto letti come sequenza di ambienti, interrotti dalle logge, che rappresentano gli elementi di "eccezionalità" nel sistema architettonico. Le logge, interpretate come spazi autonomi, trasparenti, luoghi della mediazione tra l'interno e l'esterno, si configurano come la chiave di lettura della fabbrica antica e dei nuovi spazi. Esse si caratterizzano come la parte visibile di un sistema architettonico, per la restante parte tutto interno, che si avvicina ai caratteri di una architettura ipogea. Per queste ragioni si è inteso non introdurre alcuna modifica nell'attuale organizzazione spaziale, interpretandola come un'architettura senza facciata, ma anche senza veri e propri divisori, senza necessità di rivestimenti e di decorazione. Al pari degli ambienti preesistenti, i nuovi spazi destinati al ristoro e all'intrattenimento sono stati concepiti come luoghi autonomi in una sequenza in cui le singole individualità risultano percepibili, al fine di raccontare le vicende di uno spazio che non ha una impronta profondamente unitaria, se non nel suo aspetto esteriore, che non ha mai trovato una stabilità funzionale e che, quindi, ancora una volta si predispone ad una condizione "affascinante e suggestiva", ma ancora provvisoria. In questa ottica la nuova configurazione spaziale degli interni, e a maggior ragione quella degli esterni, è stata concepita come un'installazione, come un "allestimento". Sono state, pertanto, adottate soluzioni architettoniche non evocative della lunga durata delle costruzioni, pensate per permanere nel tempo, anche se non effimere e occasionali. L'allestimento è stato inteso come un lavoro di ricerca sui concetti di variazione, leggerezza e flessibilità nell'uso dei materiali: un nuovo perimetro di listoni in legno, che si interrompe nei due loggiati trasparenti in basalto, continua in forme diverse lungo le parti perimetrali dei singoli ambienti, accogliendo nell'intercapedine tra la struttura preesistente e la nuova gli impianti e il sistema di illuminazione e dialoga con gli schermi tecnologici per ie proiezioni, disposti nei tamponamenti di alcuni ambienti.

Realizzazione di spazi di ristoro in tre musei napoletani – Terzo tema: Castel Sant’Elmo

MIANO, PASQUALE;
2005

Abstract

L'area di intervento individuata nel Documento Preliminare alla Progettazione comprende una serie di ambienti prospettanti sulla Piazza d'Armi, con due logge coperte a volta, che godono di ampie vedute sulla città storica, e alcuni ambienti seminterrati sottostanti. Attualmente, i locali disposti alla quota inferiore sono completamente inutilizzati, mentre alla quota superiore si localizzano un piccolo ristoro e servizi igienici. Complessivamente gli spazi costruiti, relativi ad una zona limitata del sistema architettonico di bordo della Piazza d'Armi di Castel Sant'Elmo, sono pari a circa 300 mq, oltre a 120 mq delle logge. Limitata è anche l'estensione, nell'ambito della grande piazza, degli spazi che possono essere considerati 'pertinenza esterna' dei locali di ristoro e di intrattenimento, pari a circa 340 mq. In questa situazione, i criteri e le scelte progettuali sono state in primo luogo impostate sulla base di tre considerazioni preliminari sul monumento. Il programma di realizzazione di un polo di riferimento culturale alla scala metropolitana deve, per forza di cose, essere sviluppato entro una condizione molto particolare. Castel Sant'Elmo, nei tempo fortezza militare e carcere, presenza ostile alla città, ha rappresentato un luogo 'altro', un sito architettonico non conosciuto e poco raggiungibile. Tali caratteri di ostilità - che hanno preservato il Castello da quel processo di contaminazione, che ha invece investito tanti monumenti inseriti nel tessuto storico - non gli hanno però impedito di assumere un ruolo importante nella struttura dei significati urbani, connesso alla straordinaria posizione geografica. A questa importanza rispetto al tema del significato non corrisponde un pari rilievo in termini di uso, per cui il Castello, solo lentamente, sta accogliendo nuove funzioni di valenza urbana e metropolitana. Una condizione che rappresenta un elemento di assoluta originalità, in confronto ad altri monumenti nei quali è necessario sottrarre funzioni e che impone, nella logica della valorizzazione del monumento, un preciso richiamo alla questione dell'identità, nel momento in cui si ragiona in termini di nuovi usi e significati possibili per il Castello. Superato un atteggiamento puramente conservatorista e accantonate le ipotesi economiciste, che hanno portato a parlare di monumento come contenitore disponibile a molteplici usi, si è consolidata negli ultimi anni una logica più interna alla tradizione dell'architettura, che considera il monumento come materiale di straordinario interesse da studiare e da interpretare, a partire dalle sue caratteristiche interne. In questa logica, la fase della conoscenza, del rilievo del monumento, della ricostruzione della storia delle sue parti, intesa soprattutto come espressione di una volontà di esattezza nella progettazione architettonica assume una importanza fondamentale. Nonostante la grande articolazione dei livelli che caratterizza il Castello, in definitiva, nella situazione attuale è possibile ragionare su tre quote caratterizzanti: la quota degli ingressi e del fossato, che assume una funzione eminentemente distributiva; la quota dell'auditorium e dei corridoi, che rappresenta l'accessibilità del monumento, e la quota del piazzale. Quest'ultima è caratterizzata da un'organizzazione spaziale che, per molti aspetti, si può definire 'urbana' Lungo il bordo del Castello, come a rafforzare il segno planimetrico, si posiziona una sequenza di piccoli ambienti, al di sopra dei quali si collocano gli spalti, che consentono una visione completa della città. I tre blocchi edilizi centrali a pianta rettangolare allungata sono caratterizzati da rapporti che connotano i luoghi urbani centrali: spazi collettivi in cui vi è una dialettica tra il sistema edilizio degli ambienti di bordo e alcuni edifici pubblici eccezionali; ciò giustifica pienamente e logicamente la destinazione parziale degli ambienti di 'contorno' a funzioni di ristoro e di intrattenimento. In questa lettura del monumento, di cui si sono fornite solo poche essenziali tracce, l'area di progetto assume un ruolo estremamente delicato, in quanto mette in relazione due quote fondamentali di Castel Sant'Elmo: la 'quota' del corpo, con i corridoi a più livelli, e le grandi cisterne, che descriveva Colonna di Stigliano e la 'quota' dei piazzale superiore; la quota dell'ombra e la quota della luce, la quota dell'interno e la quota dell'esterno. Mentre gli ambienti superiori appartengono al piazzale, pur svolgendo un ruolo importante nella configurazione del 'corpo', gli ambienti inferiori appartengono decisamente al corpo. Rafforzare questa connessione è sicuramente una componente del progetto, anche perché, con studi successivi, si potranno forse ripristinare altre connessioni, coinvolgendo pienamente gli spazi di progetto e raggiungendo il piazzale, attraverso i luoghi interni dell'ombra, senza utilizzare i moderni ascensori o la faticosa rampa di risalita. Chi si trova a dover intervenire in un'architettura come quella di Castel Sant'Elmo non può dimenticare le leggi sedimentate e l'antica cultura. Si ha invece l'obbligo di studiarle per tradurle in chiave contemporanea. Non si può distruggere la struttura originaria, innestandovi un eventuale corpo estraneo. Sull'interpretazione del monumento e su queste premesse, si sono sviluppate, pertanto, alcune considerazioni sugli aspetti configurativi del progetto. Anche in questo caso, si può impostare il discorso come successione di argomentazioni. Le struttura originaria è stata utilizzata come punto di partenza per un'attenta operazione progettuale, che ne conservi i contenuti e le valenze culturali, rendendola duttile al nuovo uso. Gli spazi del livello superiore sono stati pertanto letti come sequenza di ambienti, interrotti dalle logge, che rappresentano gli elementi di "eccezionalità" nel sistema architettonico. Le logge, interpretate come spazi autonomi, trasparenti, luoghi della mediazione tra l'interno e l'esterno, si configurano come la chiave di lettura della fabbrica antica e dei nuovi spazi. Esse si caratterizzano come la parte visibile di un sistema architettonico, per la restante parte tutto interno, che si avvicina ai caratteri di una architettura ipogea. Per queste ragioni si è inteso non introdurre alcuna modifica nell'attuale organizzazione spaziale, interpretandola come un'architettura senza facciata, ma anche senza veri e propri divisori, senza necessità di rivestimenti e di decorazione. Al pari degli ambienti preesistenti, i nuovi spazi destinati al ristoro e all'intrattenimento sono stati concepiti come luoghi autonomi in una sequenza in cui le singole individualità risultano percepibili, al fine di raccontare le vicende di uno spazio che non ha una impronta profondamente unitaria, se non nel suo aspetto esteriore, che non ha mai trovato una stabilità funzionale e che, quindi, ancora una volta si predispone ad una condizione "affascinante e suggestiva", ma ancora provvisoria. In questa ottica la nuova configurazione spaziale degli interni, e a maggior ragione quella degli esterni, è stata concepita come un'installazione, come un "allestimento". Sono state, pertanto, adottate soluzioni architettoniche non evocative della lunga durata delle costruzioni, pensate per permanere nel tempo, anche se non effimere e occasionali. L'allestimento è stato inteso come un lavoro di ricerca sui concetti di variazione, leggerezza e flessibilità nell'uso dei materiali: un nuovo perimetro di listoni in legno, che si interrompe nei due loggiati trasparenti in basalto, continua in forme diverse lungo le parti perimetrali dei singoli ambienti, accogliendo nell'intercapedine tra la struttura preesistente e la nuova gli impianti e il sistema di illuminazione e dialoga con gli schermi tecnologici per ie proiezioni, disposti nei tamponamenti di alcuni ambienti.
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