Tra gli innumerevoli aspetti affascinanti dell'insegnamento delle discipline del disegno uno in particolare merita una riflessione più attenta: un insegnamento operato da un unico docente può determinare una possibile e auspicata diversità delle risposte. In quanto disciplina, la rappresentazione è codificata attraverso norme, regole e modalità operative specifiche, che diventano nel corso dell'attività didattica, nozioni trasmissibili e processi riproducibili. Avviene, però, che la risposta data dagli allievi quale risulta- to e verifica del percorso di crescita conoscitiva effettuato, possa dare esiti fortemente differenti ed estremamente personali, senza tuttavia evidenziare necessariamente una diversa qualità del risultato. In altre parole, la risposta data dagli allievi agli stimoli e ai concetti che il docente tenta di trasmettere può essere estremamente originale e individuale, caricando i risultati teorici ed operativi di interessanti riflessioni e producendo disegni ricchi di ingegnosa sperimentazione. Si crea, in questa maniera, un interessante processo osmotico tra chi insegna la materia e chi si confronta con essa, fino al punto che gli eventuali confini tra i due ruoli possono apparire in alcuni casi sempre più incerti. Avviene così che chi tenta di insegna- re la disciplina ne riceve in cambio un ulteriore e proficuo insegnamento. Verificare, di tanto in tanto, la direzione che si sta delineando, sembra un impegno doveroso e responsabile. Tale riscontro, poi, può riservare anche piacevoli sorprese; spesso constatare il livello di interesse e di confronto offerto dalle nuove generazioni di allievi, obbliga a formulare valutazioni positive e molte volte confortanti. Da queste riflessioni ha avuto stimolo la redazione di questo testo, che ha come oggetto principale il bilancio e il resoconto dell'attività didattica svolta durante i corsi di Tecniche della Rappresentazione e di Disegno Automatico tenuti dal sottoscritto nella Facoltà di Architettura dell'Università "Federico II" di Napoli. Pertanto l'intenzione è stata quella di produrre uno strumento che, attraverso la catalogazione dei lavori degli studenti, voluta- mente riportati nella loro forma di grafici d'esame senza alcuna elaborazione migliorativa, possa riproporre un per- corso didattico avviato e di sicura utilità ai prossimi allievi che dovranno confrontarsi con le discipline della rappresentazione. La necessità di avere supporto da una guida visiva che dimostri come la disciplina del disegno possa veicolare informazione e quindi diventare vero e proprio linguaggio comunicativo è un'esigenza espressa e avvertita dalla maggior parte degli studenti ad ogni ciclo di lezioni. L'esperienza offerta da supporti grafici che hanno l'aspirazione di indagare per comprendere l'architettura del nostro tempo, diventa indispensabile per chi sta per- correndo un cammino nuovo verso la comunicazione multimediale del progetto di architettura. Oggi più ancora che nel passato, il disegno è un potente strumento che ci permette di superare la percezione visiva per esplorare una più profonda percezione mentale. Il linguaggio dell'architettura contemporanea, infatti, ha subito una evoluzione veloce e incontestabile negli ultimi anni, incentivata dall'uso dei computer e dei software di rappresentazione e di modelling. Conseguenza del cambiamento del processo di elaborazione di un progetto è stata una diversa comunicazione dello stesso. Non si può negare che nel nostro tempo l'architettura, pensata, realizzata e/o solamente prefigurata anche in una accezione utopica, si visualizza con metodi e tecniche che, pur accogliendo l'insegnamento e il lessico del disegno tradizionale, si spingono verso orizzonti sempre più avveniristici. Sembra che il linguaggio architettonico contemporaneo ricerchi una nuova piattaforma di rappresentazione che possa essere in linea di continuità con il suo percorso espressivo e, allo stesso tempo, sembra che la forma progettata si alimenti dello stile e dei codici dell'innovazione visuale ben esplicitati dalla grafica, intesa nel suo significato di spazio visivo determinato da segni1. Diventa pertanto fondamentale nell'insegnamento dell’architettura non trascurare il progetto grafico quale fondamento della comunicazione del progetto architettonico. D'altra parte questa simbiosi tra culture visive solo apparentemente non strettamente correlate, quali l'architettura e la grafica, non è specificatamente recente. Basta rimandare la memo- ria ai progetti che hanno sottolineato con enfasi il peso innovatore portato dall'architettura moderna, per immediatamente percepire quanto l'architettura e il disegno teso alla sua visualizzazione si siano compenetrati: Gerrit Thomas Rietveld, Le Corbusier, la sperimentazione innovatrice formulata dal Bauhaus, fino ad Alberto Sartoris in Italia e alla scuole di "regime" sviluppatesi negli anni trenta nel ex Unione Sovietica, sono solo alcuni esempi relativamente recenti che testimoniano l'affinità tra espressività artistiche. Se poi guardiamo ancora più indietro nel passato, gli esempi possono moltiplicarsi innumerevolmente. Il disegno - oggi che ha a disposizione nuovi strumenti e nuove piattaforme - dimostra una forza ed un potenziale divulgativo certamente superiore rispetto al passato: la capacità ad esso riconosciuta di riuscire ad indagare ciò che non è scrutabile dall'occhio umano, deriva da nuove modalità tecniche e da processi di elaborazione grafica che favoriscono le possibilità di studio e di analisi, e quindi di conoscenza. Una conoscenza che la rappresentazione mediante segni contiene, fin da quando si affermava come primitiva struttura di comunicazione, ancor prima che il linguaggio verbale si concretizzasse per affiancarla. Questo potenziale conoscitivo costituisce, a nostro avviso, il futuro del disegno, che non si vincola ai suoi strumenti e che per questo deve acquisirli tutti, così come deve valutare nuove tecniche e sperimentare nuovi supporti per farli propri e per evolverli. Ma deve anche rintracciare nuovi media che amplificano - e mai possono condizionare - la capacità di investigare le cose per rinvenirne i significati, le funzioni, gli ordini, le componenti, la struttura, ovvero gli specifici connotati che appartengono all'architettura. E ciò per acquisire la capacità di determinare i connotati della composizione migliore che possa rispecchiare la cultura e la forma caratteristica del nostro tempo. Il misurato contributo che questo testo vuole offrire è stato concepito principalmente per fini didattici. Per rispondere a tale logica è stato diviso in due sezioni. La prima ripercorre sintetica- mente il percorso teorico che viene affrontato durante le lezioni e riassume il supporto mentale che l'allievo architetto deve acquisire prima di cimentarsi in una elaborazione grafica esemplificativa. In questa sezione, vengono delineati i fondamenti teorici dettati dalla diversità operativa e procedurale che implica il disegno eseguito con l'aiuto degli elaboratori elettronici. Inoltre sono riportate considerazioni relative al cambiamento figurale ricercato da quella architettura contemporanea che si definisce sempre più spesso digitale, per il contributo che i computer le offre nel processo di manipolazione della forma e di sperimentazione volta a ricercare nuove configurazioni geometriche. La teoria che accomuna la raccolta di saggi e di scritti presenti, vede la dicotomia disegno tradizionale/disegno al computer come non necessariamente conflittuale, ma semmai come consequenziale, considerando positivamente l'evoluzione che gli strumenti rincorrono. Tutti i saggi di questa prima sezione del testo ribadiscono che la rappresenta- zione non avviene per un meccanico processo strumentale - e quindi di automatico nel disegno c'è sempre poco -, ma per un più raffinato procedimento intellettuale che regola utilità e qualità dell’immagine. La seconda sezione riporta le esercita- zioni realizzate dagli allievi nelle tavole d'esame, che verificano l'apprendi- mento e l'evoluzione delle tecniche di rappresentazione tradizionali - proiezioni centrali, assonometria, prospettiva - congiunte alle modalità grafico- operative del disegno assistito dal computer (CAD), e composte secondo regole di progettazione grafica la cui ottimizzazione è diventata di fondamentale importanza, soprattutto nella partecipazione ai concorsi di architettura che sempre più spesso anticipano le realizzazioni sul territorio. I temi affrontati riguardano opere di architetti contemporanei, che costituiscono esempi emblematici della direzione stilistica e concettuale intrapresa, letti con uno spirito investigativo che vuole evincere le eventuali leggi compositive, al fine di comprenderne i processi generatori della forma per assorbirne così i possibili insegnamenti. L'indagine svolta permette di raffrontare l'operato di personaggi chiave della scena mondiale della progettazione architettonica: da Toyo Ito a Renzo Piano, da Steven Holl a Santiago Calatrava, fino a Daniel Libeskind offrendo, in questo modo, una catalogazione immediata ed essenziale di lavori realizzati nei diversi luoghi del pianeta, che testimonia anche come l'architettura sia diventata un fonda- mentale media con peculiarità globali.

DISEGNO + DIGITALE

CAMPI, MASSIMILIANO
2005

Abstract

Tra gli innumerevoli aspetti affascinanti dell'insegnamento delle discipline del disegno uno in particolare merita una riflessione più attenta: un insegnamento operato da un unico docente può determinare una possibile e auspicata diversità delle risposte. In quanto disciplina, la rappresentazione è codificata attraverso norme, regole e modalità operative specifiche, che diventano nel corso dell'attività didattica, nozioni trasmissibili e processi riproducibili. Avviene, però, che la risposta data dagli allievi quale risulta- to e verifica del percorso di crescita conoscitiva effettuato, possa dare esiti fortemente differenti ed estremamente personali, senza tuttavia evidenziare necessariamente una diversa qualità del risultato. In altre parole, la risposta data dagli allievi agli stimoli e ai concetti che il docente tenta di trasmettere può essere estremamente originale e individuale, caricando i risultati teorici ed operativi di interessanti riflessioni e producendo disegni ricchi di ingegnosa sperimentazione. Si crea, in questa maniera, un interessante processo osmotico tra chi insegna la materia e chi si confronta con essa, fino al punto che gli eventuali confini tra i due ruoli possono apparire in alcuni casi sempre più incerti. Avviene così che chi tenta di insegna- re la disciplina ne riceve in cambio un ulteriore e proficuo insegnamento. Verificare, di tanto in tanto, la direzione che si sta delineando, sembra un impegno doveroso e responsabile. Tale riscontro, poi, può riservare anche piacevoli sorprese; spesso constatare il livello di interesse e di confronto offerto dalle nuove generazioni di allievi, obbliga a formulare valutazioni positive e molte volte confortanti. Da queste riflessioni ha avuto stimolo la redazione di questo testo, che ha come oggetto principale il bilancio e il resoconto dell'attività didattica svolta durante i corsi di Tecniche della Rappresentazione e di Disegno Automatico tenuti dal sottoscritto nella Facoltà di Architettura dell'Università "Federico II" di Napoli. Pertanto l'intenzione è stata quella di produrre uno strumento che, attraverso la catalogazione dei lavori degli studenti, voluta- mente riportati nella loro forma di grafici d'esame senza alcuna elaborazione migliorativa, possa riproporre un per- corso didattico avviato e di sicura utilità ai prossimi allievi che dovranno confrontarsi con le discipline della rappresentazione. La necessità di avere supporto da una guida visiva che dimostri come la disciplina del disegno possa veicolare informazione e quindi diventare vero e proprio linguaggio comunicativo è un'esigenza espressa e avvertita dalla maggior parte degli studenti ad ogni ciclo di lezioni. L'esperienza offerta da supporti grafici che hanno l'aspirazione di indagare per comprendere l'architettura del nostro tempo, diventa indispensabile per chi sta per- correndo un cammino nuovo verso la comunicazione multimediale del progetto di architettura. Oggi più ancora che nel passato, il disegno è un potente strumento che ci permette di superare la percezione visiva per esplorare una più profonda percezione mentale. Il linguaggio dell'architettura contemporanea, infatti, ha subito una evoluzione veloce e incontestabile negli ultimi anni, incentivata dall'uso dei computer e dei software di rappresentazione e di modelling. Conseguenza del cambiamento del processo di elaborazione di un progetto è stata una diversa comunicazione dello stesso. Non si può negare che nel nostro tempo l'architettura, pensata, realizzata e/o solamente prefigurata anche in una accezione utopica, si visualizza con metodi e tecniche che, pur accogliendo l'insegnamento e il lessico del disegno tradizionale, si spingono verso orizzonti sempre più avveniristici. Sembra che il linguaggio architettonico contemporaneo ricerchi una nuova piattaforma di rappresentazione che possa essere in linea di continuità con il suo percorso espressivo e, allo stesso tempo, sembra che la forma progettata si alimenti dello stile e dei codici dell'innovazione visuale ben esplicitati dalla grafica, intesa nel suo significato di spazio visivo determinato da segni1. Diventa pertanto fondamentale nell'insegnamento dell’architettura non trascurare il progetto grafico quale fondamento della comunicazione del progetto architettonico. D'altra parte questa simbiosi tra culture visive solo apparentemente non strettamente correlate, quali l'architettura e la grafica, non è specificatamente recente. Basta rimandare la memo- ria ai progetti che hanno sottolineato con enfasi il peso innovatore portato dall'architettura moderna, per immediatamente percepire quanto l'architettura e il disegno teso alla sua visualizzazione si siano compenetrati: Gerrit Thomas Rietveld, Le Corbusier, la sperimentazione innovatrice formulata dal Bauhaus, fino ad Alberto Sartoris in Italia e alla scuole di "regime" sviluppatesi negli anni trenta nel ex Unione Sovietica, sono solo alcuni esempi relativamente recenti che testimoniano l'affinità tra espressività artistiche. Se poi guardiamo ancora più indietro nel passato, gli esempi possono moltiplicarsi innumerevolmente. Il disegno - oggi che ha a disposizione nuovi strumenti e nuove piattaforme - dimostra una forza ed un potenziale divulgativo certamente superiore rispetto al passato: la capacità ad esso riconosciuta di riuscire ad indagare ciò che non è scrutabile dall'occhio umano, deriva da nuove modalità tecniche e da processi di elaborazione grafica che favoriscono le possibilità di studio e di analisi, e quindi di conoscenza. Una conoscenza che la rappresentazione mediante segni contiene, fin da quando si affermava come primitiva struttura di comunicazione, ancor prima che il linguaggio verbale si concretizzasse per affiancarla. Questo potenziale conoscitivo costituisce, a nostro avviso, il futuro del disegno, che non si vincola ai suoi strumenti e che per questo deve acquisirli tutti, così come deve valutare nuove tecniche e sperimentare nuovi supporti per farli propri e per evolverli. Ma deve anche rintracciare nuovi media che amplificano - e mai possono condizionare - la capacità di investigare le cose per rinvenirne i significati, le funzioni, gli ordini, le componenti, la struttura, ovvero gli specifici connotati che appartengono all'architettura. E ciò per acquisire la capacità di determinare i connotati della composizione migliore che possa rispecchiare la cultura e la forma caratteristica del nostro tempo. Il misurato contributo che questo testo vuole offrire è stato concepito principalmente per fini didattici. Per rispondere a tale logica è stato diviso in due sezioni. La prima ripercorre sintetica- mente il percorso teorico che viene affrontato durante le lezioni e riassume il supporto mentale che l'allievo architetto deve acquisire prima di cimentarsi in una elaborazione grafica esemplificativa. In questa sezione, vengono delineati i fondamenti teorici dettati dalla diversità operativa e procedurale che implica il disegno eseguito con l'aiuto degli elaboratori elettronici. Inoltre sono riportate considerazioni relative al cambiamento figurale ricercato da quella architettura contemporanea che si definisce sempre più spesso digitale, per il contributo che i computer le offre nel processo di manipolazione della forma e di sperimentazione volta a ricercare nuove configurazioni geometriche. La teoria che accomuna la raccolta di saggi e di scritti presenti, vede la dicotomia disegno tradizionale/disegno al computer come non necessariamente conflittuale, ma semmai come consequenziale, considerando positivamente l'evoluzione che gli strumenti rincorrono. Tutti i saggi di questa prima sezione del testo ribadiscono che la rappresenta- zione non avviene per un meccanico processo strumentale - e quindi di automatico nel disegno c'è sempre poco -, ma per un più raffinato procedimento intellettuale che regola utilità e qualità dell’immagine. La seconda sezione riporta le esercita- zioni realizzate dagli allievi nelle tavole d'esame, che verificano l'apprendi- mento e l'evoluzione delle tecniche di rappresentazione tradizionali - proiezioni centrali, assonometria, prospettiva - congiunte alle modalità grafico- operative del disegno assistito dal computer (CAD), e composte secondo regole di progettazione grafica la cui ottimizzazione è diventata di fondamentale importanza, soprattutto nella partecipazione ai concorsi di architettura che sempre più spesso anticipano le realizzazioni sul territorio. I temi affrontati riguardano opere di architetti contemporanei, che costituiscono esempi emblematici della direzione stilistica e concettuale intrapresa, letti con uno spirito investigativo che vuole evincere le eventuali leggi compositive, al fine di comprenderne i processi generatori della forma per assorbirne così i possibili insegnamenti. L'indagine svolta permette di raffrontare l'operato di personaggi chiave della scena mondiale della progettazione architettonica: da Toyo Ito a Renzo Piano, da Steven Holl a Santiago Calatrava, fino a Daniel Libeskind offrendo, in questo modo, una catalogazione immediata ed essenziale di lavori realizzati nei diversi luoghi del pianeta, che testimonia anche come l'architettura sia diventata un fonda- mentale media con peculiarità globali.
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