Le politiche urbane di sicurezza attualmente presentano un ampio quadro di interventi che vanno dalla tradizionale prevenzione repressiva a forme alternative di nuova prevenzione. In queste ultime l’urbanistica assume un ruolo significativo nell’approccio ambientale alla sicurezza. La sicurezza non si può “progettare” ma è il risultato di dinamiche sociali cui può contribuire anche la forma dello spazio e, nonostante ciò, bisogna considerare che molto spesso anche ambienti ben progettati si rivelano poco sicuri. Come dimostrano i quartieri periferici, ma anche alcune aree centrali di molte città, vi sono dei caratteri fisici ricorrenti che inducono a pensare ad una precisa responsabilità spaziale nell’aggravarsi dell’insicurezza. Con la consapevolezza dei pregi e dei limiti di questo approccio, si propongono nell’articolo i risultati di un’esperienza di analisi su un quartiere della periferia orientale napoletana, Ponticelli, particolarmente segnato da problematiche di insicurezza. La proposta di riqualificazione urbanistica ai fini della sicurezza suggerisce la trasformazione di questo “luogo della paura” in un’area vitale, dove la residenza, i servizi terziari, le attrezzature, le piazze, le aree di gioco, ecc., si possano integrare ed esercitare un forte richiamo per gli abitanti. E’ necessario determinare un ambiente aperto, permeabile, direttamente percepibile, con chiare linee visuali, contrassegnato da luoghi riconoscibili, dove è facile orientarsi, dove risulta semplice esercitare la sorveglianza naturale, dove il design degli edifici è gradevole e accattivante, dove non esiste soluzione di continuità tra spazi pubblici e privati, e soprattutto dove il mix funzionale di residenze e attrezzature determina un reale “effetto città”.
Progettare la sicurezza urbana / Acierno, Antonio. - In: URBANISTICA DOSSIER. - ISSN 1128-8019. - ELETTRONICO. - 89:(2006), pp. 326-329.
Progettare la sicurezza urbana
ACIERNO, ANTONIO
2006
Abstract
Le politiche urbane di sicurezza attualmente presentano un ampio quadro di interventi che vanno dalla tradizionale prevenzione repressiva a forme alternative di nuova prevenzione. In queste ultime l’urbanistica assume un ruolo significativo nell’approccio ambientale alla sicurezza. La sicurezza non si può “progettare” ma è il risultato di dinamiche sociali cui può contribuire anche la forma dello spazio e, nonostante ciò, bisogna considerare che molto spesso anche ambienti ben progettati si rivelano poco sicuri. Come dimostrano i quartieri periferici, ma anche alcune aree centrali di molte città, vi sono dei caratteri fisici ricorrenti che inducono a pensare ad una precisa responsabilità spaziale nell’aggravarsi dell’insicurezza. Con la consapevolezza dei pregi e dei limiti di questo approccio, si propongono nell’articolo i risultati di un’esperienza di analisi su un quartiere della periferia orientale napoletana, Ponticelli, particolarmente segnato da problematiche di insicurezza. La proposta di riqualificazione urbanistica ai fini della sicurezza suggerisce la trasformazione di questo “luogo della paura” in un’area vitale, dove la residenza, i servizi terziari, le attrezzature, le piazze, le aree di gioco, ecc., si possano integrare ed esercitare un forte richiamo per gli abitanti. E’ necessario determinare un ambiente aperto, permeabile, direttamente percepibile, con chiare linee visuali, contrassegnato da luoghi riconoscibili, dove è facile orientarsi, dove risulta semplice esercitare la sorveglianza naturale, dove il design degli edifici è gradevole e accattivante, dove non esiste soluzione di continuità tra spazi pubblici e privati, e soprattutto dove il mix funzionale di residenze e attrezzature determina un reale “effetto città”.| File | Dimensione | Formato | |
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