Quando lo scorso anno è entrato in vigore il nuovo Codice dei Beni culturali e del Paesaggio sono stato subito sollecitato ad elaborare un commento critico sulle sue disposizioni e sulle conseguenze nel campo della conservazione e del restauro. Ciò anche in considerazione dell’esigenza di aggiornare una ricerca, pubblicata nel 2001, che aveva analizzato il T.U. e le altre norme che in Italia avevano riflessi nel settore: studio che sembra essersi rivelato utile a livello didattico per gli allievi delle Facoltà di Architettura, ma anche di ausilio per gli operatori impegnati nel campo del restauro. Dopo un primo approccio, però, tale operazione è risultata più complessa e ardua del previsto. Innanzitutto, perché è stata necessaria una approfondita analisi delle osservazioni sui molteplici argomenti trattati nel testo di legge. Tali osservazioni hanno riguardato, in generale, gli aspetti giuridici delle disposizioni, mentre il dibattito disciplinare ha appena sfiorato il problema, accendendosi solo sporadicamente in occasione di polemiche su questioni specifiche, quale, ad esempio, il caso delle possibili dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato. Ma le difficoltà che ho incontrato sono state causate anche dal fatto che, nei cinque anni trascorsi dal varo del T.U., sono stati emanati numerosi provvedimenti legislativi sia nel settore dei beni culturali, che in quelli riguardanti l’edilizia. Dunque, più che compiere un semplice aggiornamento, si è reso necessario rivedere e correlare l’intero quadro delle norme; e ciò ovviamente con l’approccio di chi studia ed opera nel campo specifico e, quindi, tende a individuare i nodi critici che si incontrano nelle fasi progettuali ed esecutive dei restauri architettonici. Come premessa al discorso che si è andato via via sviluppando sono state svolte alcune considerazioni sul concetto di patrimonio culturale, sul suo rapporto con la disciplina del restauro in termini di significati e valenze, anche in relazione all’evoluzione delle Carte e degli indirizzi. Tali riferimenti sono stati analizzati nel più ampio quadro delle politiche internazionali per la conservazione dei beni culturali: si è posta,pertanto,particolare attenzione alle iniziative più significative dell’UNESCO ed a quanto avviato ed in corso da parte della Comunità Europea. E’ stato, quindi, affrontato il commento del Codice, per gli aspetti inerenti ai beni immobili ed al paesaggio e tenendo conto della suddivisione delle competenze tra Stato e regioni - oggetto di adeguamento negli anni recenti anche per la intercorsa riforma costituzionale - e della riorganizzazione delle strutture statali. L’indagine è stata utile anche per commentare le novità che hanno interessato il settore urbanistico ed edilizio, ma soprattutto quello dei lavori pubblici e della normativa sismica. Quest’ultima, in particolare, ha registrato nelle ultime settimane l’entrata in vigore del nuovo testo unico delle Norme tecniche: norme, che pure affrontando in modo inadeguato le problematiche dell’edilizia storica, condizioneranno fortemente le attività progettuali di restauro. Una serie di argomentazioni su tematiche specifiche e di approfondimento dei temi trattati nel testo sono riportate in Appendice: i contributi sono dei giovani studiosi che mi hanno, altresì, fattivamente aiutato nel districarmi tra la congerie di disposizioni che, direttamente o indirettamente, condizionano la praxis del restauro.
Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Indirizzi e norme per il restauro architettonico / Aveta, Aldo. - STAMPA. - (2005).
Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Indirizzi e norme per il restauro architettonico
AVETA, ALDO
2005
Abstract
Quando lo scorso anno è entrato in vigore il nuovo Codice dei Beni culturali e del Paesaggio sono stato subito sollecitato ad elaborare un commento critico sulle sue disposizioni e sulle conseguenze nel campo della conservazione e del restauro. Ciò anche in considerazione dell’esigenza di aggiornare una ricerca, pubblicata nel 2001, che aveva analizzato il T.U. e le altre norme che in Italia avevano riflessi nel settore: studio che sembra essersi rivelato utile a livello didattico per gli allievi delle Facoltà di Architettura, ma anche di ausilio per gli operatori impegnati nel campo del restauro. Dopo un primo approccio, però, tale operazione è risultata più complessa e ardua del previsto. Innanzitutto, perché è stata necessaria una approfondita analisi delle osservazioni sui molteplici argomenti trattati nel testo di legge. Tali osservazioni hanno riguardato, in generale, gli aspetti giuridici delle disposizioni, mentre il dibattito disciplinare ha appena sfiorato il problema, accendendosi solo sporadicamente in occasione di polemiche su questioni specifiche, quale, ad esempio, il caso delle possibili dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato. Ma le difficoltà che ho incontrato sono state causate anche dal fatto che, nei cinque anni trascorsi dal varo del T.U., sono stati emanati numerosi provvedimenti legislativi sia nel settore dei beni culturali, che in quelli riguardanti l’edilizia. Dunque, più che compiere un semplice aggiornamento, si è reso necessario rivedere e correlare l’intero quadro delle norme; e ciò ovviamente con l’approccio di chi studia ed opera nel campo specifico e, quindi, tende a individuare i nodi critici che si incontrano nelle fasi progettuali ed esecutive dei restauri architettonici. Come premessa al discorso che si è andato via via sviluppando sono state svolte alcune considerazioni sul concetto di patrimonio culturale, sul suo rapporto con la disciplina del restauro in termini di significati e valenze, anche in relazione all’evoluzione delle Carte e degli indirizzi. Tali riferimenti sono stati analizzati nel più ampio quadro delle politiche internazionali per la conservazione dei beni culturali: si è posta,pertanto,particolare attenzione alle iniziative più significative dell’UNESCO ed a quanto avviato ed in corso da parte della Comunità Europea. E’ stato, quindi, affrontato il commento del Codice, per gli aspetti inerenti ai beni immobili ed al paesaggio e tenendo conto della suddivisione delle competenze tra Stato e regioni - oggetto di adeguamento negli anni recenti anche per la intercorsa riforma costituzionale - e della riorganizzazione delle strutture statali. L’indagine è stata utile anche per commentare le novità che hanno interessato il settore urbanistico ed edilizio, ma soprattutto quello dei lavori pubblici e della normativa sismica. Quest’ultima, in particolare, ha registrato nelle ultime settimane l’entrata in vigore del nuovo testo unico delle Norme tecniche: norme, che pure affrontando in modo inadeguato le problematiche dell’edilizia storica, condizioneranno fortemente le attività progettuali di restauro. Una serie di argomentazioni su tematiche specifiche e di approfondimento dei temi trattati nel testo sono riportate in Appendice: i contributi sono dei giovani studiosi che mi hanno, altresì, fattivamente aiutato nel districarmi tra la congerie di disposizioni che, direttamente o indirettamente, condizionano la praxis del restauro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


