Il ruolo della composizione La Laurea Specialistica in Architettura quinquennale si pone l'obiettivo formativo di una figura professionale in grado di progettare le operazioni di costruzione, trasformazione e modificazione dell'ambiente fisico, attraverso gli strumenti pro¬pri dell'architettura e dell'ingegneria edile, avendo padronanza degli strumenti relativi alla fattibilità costruttiva dell'ope¬ra ideata, con piena conoscenza degli aspetti estetici, distributivi, funzionali, strutturali, tecnico-costruttivi, gestionali, economici e ambientali e con attenzione critica ai mutamenti culturali e ai bisogni espressi dalla società contempora¬nea. Nel primo biennio l'attività didattica pone al centro della formazione lo studio dell'architettura e la sua capacità di dare forma e significato ai luoghi dell'abitare. I laboratori di progettazione del primo e del secondo anno sugli elementi dell'architettura e la loro composizione sono integrati rispettivamente al dibattito sulla teoria della ricerca architettonica contemporanea e da un diverso sapere espresso da cinema, fotografia e televisione. Nel terzo anno la centralità è affidata ad un laboratorio integrato di 20 crediti, in cui il saper fare si esplicita nella capa¬cità di partecipare e collaborare all'inferno di una proposta progettuale complessa e preventivamente organizzata. Il laboratorio si configura pertanto come una prima sintesi e una prima verifica dei risultati conseguiti negli anni prece¬denti: alla fine del triennio si deve far presupporre la formazione di una capacità tecnica in grado di conoscere e com¬prendere le opere di architettura, sia nei loro aspetti logico-formali, compositivi, tipologico-distributivi, strutturali, costrut¬tivi, sia nella loro relazione con il contesto storico, fisico e ambientale. Il riferimento agli obiettivi formativi del corso di laurea specialistica in architettura è importante per sottolineare la con¬dizione di appartenenza delle elaborazioni svolte ad un progetto culturale condiviso e nello stesso tempo per precisare ruoli e compiti "in verticale" dei laboratori di progettazione. Non vi è dubbio, però, che al terzo anno la questione emergente su cui operare una approfondita riflessione in riferi¬mento ai risultati del primo anno di sperimentazione è quella delle relazioni "orizzontali" tra le diverse discipline all'in¬terno del laboratorio: la composizione architettonica, l'urbanistica, l'ecologia del paesaggio e la progettazione dei siste¬mi costruttivi. Queste compresenze sono a mio avviso di grande interesse, in quanto, come dice Giancarlo Matta l'architettura è una disciplina politecnica, concorrono alla sua produzione e a definirne i contorni, un insieme non chiuso e non stabilmen¬te definito, di diverse discipline. Ma l'architettura non si identifica con nessuna di quelle. Per se stessa infatti l'architet¬tura consta semplicemente di principi compositivi, di puri procedimenti. Parlare del ruolo delle diverse discipline nel laboratorio significa ragionare sulle modalità attraverso le quali realizzare una convergenza di discipline intorno alle questioni dell'architettura. In altri termini significa parlare della questione del¬l'integrazione. È interessante citare a più riprese Ignazio Gardella nelle sue risposte alle domande poste da Antonio Monestiroli, per delineare sinteticamente una interpretazione del tema dell'integrazione in architettura. Ho sempre cercato di far entrare a più riprese il maggior numero di componenti possibili. Ogni componente, la storia del luogo, la tecnica costruttiva, le scelte compositive, interagisce sulle altre e tutte insieme in questo loro intreccio determinano le varie tappe del percorso del progetto. Tutte insieme nel loro intreccio le discipline determinano le varie tappe del percorso del progetto: non può esservi dun¬que una disciplina che è propedeutica ad un'altra, ma deve realizzarsi un continuo scambio di contenuti. L'obiettivo di fondo, da mantenere inalterato nei diversi passaggi, è quello dell'unità dell'architettura, o, in altri termini, dell'interpre¬tazione dell'architettura come disciplina unitaria. Soprattutto nella scuola l'unità dell'architettura va sempre tenuta presente perché si corre il rischio piuttosto naturale con la suddivisione degli insegnamenti, della frammentazione della disciplina. Vi è quindi in architettura la necessità della sintesi, ma non una sintesi assoluta e definitiva, ma una sintesi che si costruisce, spostando lentamente in avanti il ragionamento e pervenendo di volta in volta a conclusioni parziali. Oggi per fare un progetto di una certa importanza sono necessarie molte competenze diverse, e credo che queste deb¬bano essere coinvolte fin dal principio della progettazione. Tuttavia il regista di tutto il procedimento, colui che tiene insieme le diverse competenze, deve essere sempre l'architetto. L'architetto deve essere colui che compone i diversi contributi e li traduce in architettura. L'obiettivo della sintesi si sostanzia nella formazione di una figura in grado di operare una sintesi delle diverse compe¬tenze, ossia di un architetto "generalista", volendo richiamare un termine caratterizzante di una posizione culturale, che a varie riprese, è emersa nelle scuole di architettura italiane, sin dalla loro formazione, come Fabrizio Spirito sottolinea nel Manifesto degli Studi del Corso di Laurea Specialistica della Facoltà di Architettura di Napoli. Intreccio delle discipline, unità dell'architettura, sintesi delle diverse competenze: su questi aspetti si è impostato il lavo¬ro del laboratorio di sintesi. In questa impostazione ha assunto una fondamentale importanza la questione del procedimento ovvero della sceneg¬giatura che ha retto la trama del lahoratorio durante il corso del suo svolgimento, volendo riferirsi all'espressione utiliz¬zata nel documento propedeutico al recente seminario di studi su L'insegnamento politecnico nel progetto di architet¬tura. La condizione caratterizzante del laboratorio è proprio quella di basarsi su un procedimento circolare, in analo¬gia alla stessa costruzione del progetto d'architettura. Come evidenzia Giancarlo Motta il progetto nasce dalla descri¬zione, si sviluppa attraverso i materiali dell'architettura e nel momento in cui si realizza si offre ad un circolarità, che è quella dell'opera che viene ripresa, ridescritta, ridisegnata e ritorna in circolo addirittura fino al programma. Ragionare sul procedimento significa stabilire una continuità e una circolarità nella sequenza temporale annuale e nei meccanismi di interrelazione tra le discipline de! laboratorio. Alla definizione del procedimento non è estranea la scelta del tema; anzi si è ritenuto che proprio la scelta di un tema adeguato potesse apportare elementi di chiarezza rispetto alla costruzione del procedimento.

Unità dell'architettura e integrazione delle discipline. L'esperienza di un laboratorio di sintesi del terzo anno nel corso di laurea specialistica quinquennale

MIANO, PASQUALE
2005

Abstract

Il ruolo della composizione La Laurea Specialistica in Architettura quinquennale si pone l'obiettivo formativo di una figura professionale in grado di progettare le operazioni di costruzione, trasformazione e modificazione dell'ambiente fisico, attraverso gli strumenti pro¬pri dell'architettura e dell'ingegneria edile, avendo padronanza degli strumenti relativi alla fattibilità costruttiva dell'ope¬ra ideata, con piena conoscenza degli aspetti estetici, distributivi, funzionali, strutturali, tecnico-costruttivi, gestionali, economici e ambientali e con attenzione critica ai mutamenti culturali e ai bisogni espressi dalla società contempora¬nea. Nel primo biennio l'attività didattica pone al centro della formazione lo studio dell'architettura e la sua capacità di dare forma e significato ai luoghi dell'abitare. I laboratori di progettazione del primo e del secondo anno sugli elementi dell'architettura e la loro composizione sono integrati rispettivamente al dibattito sulla teoria della ricerca architettonica contemporanea e da un diverso sapere espresso da cinema, fotografia e televisione. Nel terzo anno la centralità è affidata ad un laboratorio integrato di 20 crediti, in cui il saper fare si esplicita nella capa¬cità di partecipare e collaborare all'inferno di una proposta progettuale complessa e preventivamente organizzata. Il laboratorio si configura pertanto come una prima sintesi e una prima verifica dei risultati conseguiti negli anni prece¬denti: alla fine del triennio si deve far presupporre la formazione di una capacità tecnica in grado di conoscere e com¬prendere le opere di architettura, sia nei loro aspetti logico-formali, compositivi, tipologico-distributivi, strutturali, costrut¬tivi, sia nella loro relazione con il contesto storico, fisico e ambientale. Il riferimento agli obiettivi formativi del corso di laurea specialistica in architettura è importante per sottolineare la con¬dizione di appartenenza delle elaborazioni svolte ad un progetto culturale condiviso e nello stesso tempo per precisare ruoli e compiti "in verticale" dei laboratori di progettazione. Non vi è dubbio, però, che al terzo anno la questione emergente su cui operare una approfondita riflessione in riferi¬mento ai risultati del primo anno di sperimentazione è quella delle relazioni "orizzontali" tra le diverse discipline all'in¬terno del laboratorio: la composizione architettonica, l'urbanistica, l'ecologia del paesaggio e la progettazione dei siste¬mi costruttivi. Queste compresenze sono a mio avviso di grande interesse, in quanto, come dice Giancarlo Matta l'architettura è una disciplina politecnica, concorrono alla sua produzione e a definirne i contorni, un insieme non chiuso e non stabilmen¬te definito, di diverse discipline. Ma l'architettura non si identifica con nessuna di quelle. Per se stessa infatti l'architet¬tura consta semplicemente di principi compositivi, di puri procedimenti. Parlare del ruolo delle diverse discipline nel laboratorio significa ragionare sulle modalità attraverso le quali realizzare una convergenza di discipline intorno alle questioni dell'architettura. In altri termini significa parlare della questione del¬l'integrazione. È interessante citare a più riprese Ignazio Gardella nelle sue risposte alle domande poste da Antonio Monestiroli, per delineare sinteticamente una interpretazione del tema dell'integrazione in architettura. Ho sempre cercato di far entrare a più riprese il maggior numero di componenti possibili. Ogni componente, la storia del luogo, la tecnica costruttiva, le scelte compositive, interagisce sulle altre e tutte insieme in questo loro intreccio determinano le varie tappe del percorso del progetto. Tutte insieme nel loro intreccio le discipline determinano le varie tappe del percorso del progetto: non può esservi dun¬que una disciplina che è propedeutica ad un'altra, ma deve realizzarsi un continuo scambio di contenuti. L'obiettivo di fondo, da mantenere inalterato nei diversi passaggi, è quello dell'unità dell'architettura, o, in altri termini, dell'interpre¬tazione dell'architettura come disciplina unitaria. Soprattutto nella scuola l'unità dell'architettura va sempre tenuta presente perché si corre il rischio piuttosto naturale con la suddivisione degli insegnamenti, della frammentazione della disciplina. Vi è quindi in architettura la necessità della sintesi, ma non una sintesi assoluta e definitiva, ma una sintesi che si costruisce, spostando lentamente in avanti il ragionamento e pervenendo di volta in volta a conclusioni parziali. Oggi per fare un progetto di una certa importanza sono necessarie molte competenze diverse, e credo che queste deb¬bano essere coinvolte fin dal principio della progettazione. Tuttavia il regista di tutto il procedimento, colui che tiene insieme le diverse competenze, deve essere sempre l'architetto. L'architetto deve essere colui che compone i diversi contributi e li traduce in architettura. L'obiettivo della sintesi si sostanzia nella formazione di una figura in grado di operare una sintesi delle diverse compe¬tenze, ossia di un architetto "generalista", volendo richiamare un termine caratterizzante di una posizione culturale, che a varie riprese, è emersa nelle scuole di architettura italiane, sin dalla loro formazione, come Fabrizio Spirito sottolinea nel Manifesto degli Studi del Corso di Laurea Specialistica della Facoltà di Architettura di Napoli. Intreccio delle discipline, unità dell'architettura, sintesi delle diverse competenze: su questi aspetti si è impostato il lavo¬ro del laboratorio di sintesi. In questa impostazione ha assunto una fondamentale importanza la questione del procedimento ovvero della sceneg¬giatura che ha retto la trama del lahoratorio durante il corso del suo svolgimento, volendo riferirsi all'espressione utiliz¬zata nel documento propedeutico al recente seminario di studi su L'insegnamento politecnico nel progetto di architet¬tura. La condizione caratterizzante del laboratorio è proprio quella di basarsi su un procedimento circolare, in analo¬gia alla stessa costruzione del progetto d'architettura. Come evidenzia Giancarlo Motta il progetto nasce dalla descri¬zione, si sviluppa attraverso i materiali dell'architettura e nel momento in cui si realizza si offre ad un circolarità, che è quella dell'opera che viene ripresa, ridescritta, ridisegnata e ritorna in circolo addirittura fino al programma. Ragionare sul procedimento significa stabilire una continuità e una circolarità nella sequenza temporale annuale e nei meccanismi di interrelazione tra le discipline de! laboratorio. Alla definizione del procedimento non è estranea la scelta del tema; anzi si è ritenuto che proprio la scelta di un tema adeguato potesse apportare elementi di chiarezza rispetto alla costruzione del procedimento.
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