Il cambiamento climatico antropogenico, l'estinzione delle specie e altri mutamenti ambientali associati all'Antropocene stanno trasformando profondamente le dinamiche di produzione e consumo alimentare. Come conseguenza diretta dell’Antropocene si riscontra quello che Marco Armiero definisce come Wasteocene (“l’era degli scarti”), una visione che invoca una responsabilizzazione collettiva sulla questione della tossicità – intesa come “processo socio-ecologico di alterizzazione che produce persone e luoghi di scarto”(Armiero, 2023). Studiare le cause del food waste vuol dire analizzare i complessi meccanismi che si celano dietro un fenomeno multidimensionale, non soltanto frutto delle logiche capitaliste. Provare a immaginare delle soluzioni localizzate per riprogettare i sistemi alimentari, liberandoli dalla tossicità, è sicuramente un matter of design (Rispoli, 2020). Secondo l'indagine di Gustavsson e Cederberg (SIK1) nel rapporto Global Food Losses And Food Waste, circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene perso o sprecato. Nei Paesi industrializzati e in via di sviluppo le perdite alimentari sono equivalenti, ma mentre nei primi, oltre il 40% dello spreco si verifica nella vendita al dettaglio e nel consumo, nei secondi avviene nella fase post-raccolta e lavorazione, sintomo di un cortocircuito nelle fasi finali della filiera. In Italia, il rapporto Waste Watcher 2024 registra un aumento dello spreco: ogni cittadino ha gettato in media 683,3 grammi di cibo a settimana, con un incremento del 45,6% rispetto al 2023 (469,4 grammi). Ciò richiama la necessità di ripensare i processi di produzione e distribuzione alimentare, allargando lo sguardo agli attori plurali che partecipano al complesso ecosistema della produzione alimentare. È possibile immaginare un re-design della food-chain, con un approccio sistemico? In questa prospettiva si intende il design come un processo il cui fine ultimo non è la realizzazione di un prodotto ma piuttosto di un sistema modulabile che possa ridefinire continuamente le sue regole (Rispoli, 2023). Per ottimizzare e ridurre la filiera alimentare, è fondamentale analizzare i fenomeni alla base della sua espansione e della sua attuale insostenibilità. Tra i principali fattori determinanti, un ruolo cruciale lo ha giocato la crescente separazione tra spazi urbani e zone agricole.
Rethinking Food Systems. Un approccio sistemico per il redesign dei sistemi alimentari / Ambrosino, A., Toledo, B.. - (2025), pp. 855-867. (CONFERENZA ANNUALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI DESIGN Napoli, Università degli Studi di Napoli Federico II Napoli 26-27 Giugno 2025) [10.6093/978-88-6887-385-1].
Rethinking Food Systems. Un approccio sistemico per il redesign dei sistemi alimentari.
Annunziata Ambrosino
Primo
;Benedetta ToledoSecondo
2025
Abstract
Il cambiamento climatico antropogenico, l'estinzione delle specie e altri mutamenti ambientali associati all'Antropocene stanno trasformando profondamente le dinamiche di produzione e consumo alimentare. Come conseguenza diretta dell’Antropocene si riscontra quello che Marco Armiero definisce come Wasteocene (“l’era degli scarti”), una visione che invoca una responsabilizzazione collettiva sulla questione della tossicità – intesa come “processo socio-ecologico di alterizzazione che produce persone e luoghi di scarto”(Armiero, 2023). Studiare le cause del food waste vuol dire analizzare i complessi meccanismi che si celano dietro un fenomeno multidimensionale, non soltanto frutto delle logiche capitaliste. Provare a immaginare delle soluzioni localizzate per riprogettare i sistemi alimentari, liberandoli dalla tossicità, è sicuramente un matter of design (Rispoli, 2020). Secondo l'indagine di Gustavsson e Cederberg (SIK1) nel rapporto Global Food Losses And Food Waste, circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene perso o sprecato. Nei Paesi industrializzati e in via di sviluppo le perdite alimentari sono equivalenti, ma mentre nei primi, oltre il 40% dello spreco si verifica nella vendita al dettaglio e nel consumo, nei secondi avviene nella fase post-raccolta e lavorazione, sintomo di un cortocircuito nelle fasi finali della filiera. In Italia, il rapporto Waste Watcher 2024 registra un aumento dello spreco: ogni cittadino ha gettato in media 683,3 grammi di cibo a settimana, con un incremento del 45,6% rispetto al 2023 (469,4 grammi). Ciò richiama la necessità di ripensare i processi di produzione e distribuzione alimentare, allargando lo sguardo agli attori plurali che partecipano al complesso ecosistema della produzione alimentare. È possibile immaginare un re-design della food-chain, con un approccio sistemico? In questa prospettiva si intende il design come un processo il cui fine ultimo non è la realizzazione di un prodotto ma piuttosto di un sistema modulabile che possa ridefinire continuamente le sue regole (Rispoli, 2023). Per ottimizzare e ridurre la filiera alimentare, è fondamentale analizzare i fenomeni alla base della sua espansione e della sua attuale insostenibilità. Tra i principali fattori determinanti, un ruolo cruciale lo ha giocato la crescente separazione tra spazi urbani e zone agricole.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


