Il contributo sostiene l’incostituzionalità insanabile del disegno di legge elettorale A.S. 1971, che, nel combinare il premio di maggioranza con “listone” e listine integralmente bloccati, altera il rapporto consenso popolare/rappresentanza parlamentare, ferendo così attributi essenziali del voto: uguaglianza e libertà (art. 48 Cost.). In questa prospettiva si analizzano i principali vizi di costituzionalità, gli effetti sulla forma di governo e la loro ricaduta sugli organi di garanzia. Il lavoro dedica la seconda parte ai possibili rimedi costituzionali, evidenziando i limiti pragmatici del rinvio presidenziale e individuando nel sindacato della Corte costituzionale il principale strumento di tutela, ante e post elezioni. In quest'ultima ipotesi, l’Autrice prospetta il superamento dell'orientamento giurisprudenziale a favore di una maggiore porosità del judicial review alla realtà politica, diversa da quella delle sue precedenti pronunce. Questa apertura al fatto porterebbe a dichiarare illegittimità prima escluse, nonché a elidere il titolo legittimante il Parlamento, presupposto per un ipotetico scioglimento anticipato delle Camere da parte del Capo dello Stato. Il saggio conclude che la riforma dietro l’apparente stabilità sistemica persegue invece l’obiettivo composito di assicurare la permanenza al potere della maggioranza di governo e la sua occupazione degli organi di garanzia. Se ciò accadesse, la democrazia rappresentativa e l’equilibrio costituzionale sarebbero sacrificati da una legge ordinaria, cui sarebbe consentito fare quanto è invece vietato all’art. 138 Cost.: alterare i valori basilari della Repubblica democratica.
L’elogio del pensiero unico: la proposta di legge elettorale / De Minico, G.. - In: RIVISTA AIC. - ISSN 2039-8298. - 3(2026), pp. 170-197.
L’elogio del pensiero unico: la proposta di legge elettorale
Giovanna De Minico
2026
Abstract
Il contributo sostiene l’incostituzionalità insanabile del disegno di legge elettorale A.S. 1971, che, nel combinare il premio di maggioranza con “listone” e listine integralmente bloccati, altera il rapporto consenso popolare/rappresentanza parlamentare, ferendo così attributi essenziali del voto: uguaglianza e libertà (art. 48 Cost.). In questa prospettiva si analizzano i principali vizi di costituzionalità, gli effetti sulla forma di governo e la loro ricaduta sugli organi di garanzia. Il lavoro dedica la seconda parte ai possibili rimedi costituzionali, evidenziando i limiti pragmatici del rinvio presidenziale e individuando nel sindacato della Corte costituzionale il principale strumento di tutela, ante e post elezioni. In quest'ultima ipotesi, l’Autrice prospetta il superamento dell'orientamento giurisprudenziale a favore di una maggiore porosità del judicial review alla realtà politica, diversa da quella delle sue precedenti pronunce. Questa apertura al fatto porterebbe a dichiarare illegittimità prima escluse, nonché a elidere il titolo legittimante il Parlamento, presupposto per un ipotetico scioglimento anticipato delle Camere da parte del Capo dello Stato. Il saggio conclude che la riforma dietro l’apparente stabilità sistemica persegue invece l’obiettivo composito di assicurare la permanenza al potere della maggioranza di governo e la sua occupazione degli organi di garanzia. Se ciò accadesse, la democrazia rappresentativa e l’equilibrio costituzionale sarebbero sacrificati da una legge ordinaria, cui sarebbe consentito fare quanto è invece vietato all’art. 138 Cost.: alterare i valori basilari della Repubblica democratica.| File | Dimensione | Formato | |
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