L’ articolo indaga il ruolo dell’architettura come dispositivo critico nei contesti di crisi, attraverso la costruzione di un fil rouge che collega il lavoro di Rem Koolhaas a quello dell’architettura radicale italiana. A partire dal confronto con la città divisa dal Muro, il testo analizza come il progetto architettonico possa sottrarsi alla funzione puramente “operativa” per diventare strumento di interpretazione critica della realtà, piuttosto che di sua normalizzazione. I casi studio di OMA, Archizoom e Superstudio vengono letti come tentativi di trasformare la frammentazione urbana e politica in immagini capaci di rivelare le contraddizioni insite nei processi di modernizzazione e nelle narrazioni dominanti del progresso. In questo quadro, l’articolo si interroga su quale possa essere il ruolo sociale ed etico della ricerca architettonica contemporanea negli scenari postbellici. Attraverso il riferimento al lavoro di gruppi come Forensic Architecture, il testo propone una riflessione sul possibile slittamento del ruolo dell’architetto dal progetto come costruzione formale al progetto come pratica critica, capace di produrre contro-narrazioni e immaginari alternativi. L’obiettivo è quello di riconquistare una responsabilità politica e civile dell’architettura intesa non come strumento di autoassoluzione, ma come spazio di conflitto conoscitivo che restituisca spazio ai veri attori coinvolti.
Contronarrazioni. La ricerca architettonica e il rischio dell'oblio / Scala, P.. - In: U+D URBANFORM AND DESIGN. - ISSN 2612-3754. - 24/25(2026), pp. 150-154. [10.36158/2384-9207.UD 25_25.2026.021]
Contronarrazioni. La ricerca architettonica e il rischio dell'oblio.
sCALA p.
2026
Abstract
L’ articolo indaga il ruolo dell’architettura come dispositivo critico nei contesti di crisi, attraverso la costruzione di un fil rouge che collega il lavoro di Rem Koolhaas a quello dell’architettura radicale italiana. A partire dal confronto con la città divisa dal Muro, il testo analizza come il progetto architettonico possa sottrarsi alla funzione puramente “operativa” per diventare strumento di interpretazione critica della realtà, piuttosto che di sua normalizzazione. I casi studio di OMA, Archizoom e Superstudio vengono letti come tentativi di trasformare la frammentazione urbana e politica in immagini capaci di rivelare le contraddizioni insite nei processi di modernizzazione e nelle narrazioni dominanti del progresso. In questo quadro, l’articolo si interroga su quale possa essere il ruolo sociale ed etico della ricerca architettonica contemporanea negli scenari postbellici. Attraverso il riferimento al lavoro di gruppi come Forensic Architecture, il testo propone una riflessione sul possibile slittamento del ruolo dell’architetto dal progetto come costruzione formale al progetto come pratica critica, capace di produrre contro-narrazioni e immaginari alternativi. L’obiettivo è quello di riconquistare una responsabilità politica e civile dell’architettura intesa non come strumento di autoassoluzione, ma come spazio di conflitto conoscitivo che restituisca spazio ai veri attori coinvolti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


