L’esistenza di “due Italie” nel Quattrocento costituisce uno dei paradigmi più persistenti della storiografia italiana: si tratta di una categoria ormai data per scontata, ma di cui vanno comprese genesi e contesti evolutivi. Attraverso di essa ha trovato legittimazione la Questione meridionale, che di certo non ha origine in età medievale o rinascimentale, neanche in prospettiva e neanche in nuce. A partire da una rilettura critica delle categorie interpretative che hanno tradizionalmente opposto l’Umanesimo civile fiorentino alla cultura delle corti monarchiche, questo contributo propone un diverso quadro metodologico. La categoria di “Umanesimo monarchico” non è introdotta come semplice contrappunto all’Umanesimo civile, ma come strumento per ricondurre entrambe le esperienze entro un medesimo orizzonte politico e culturale. La produzione umanistica della corte aragonese di Napoli emerge così non come espressione subordinata della propaganda regia, bensì come originale elaborazione teorica dei rapporti tra virtù, legittimazione e potere. Ne consegue una revisione complessiva della tradizionale contrapposizione fra le “due Italie”, mostrando come la diversità degli assetti istituzionali non corrisponda a una reale frattura della cultura umanistica, ma rifletta una costruzione storiografica elaborata, soprattutto in ambiente meridionalista, nel contesto del dibattito successivo agli squilibri generati dall’Unità d’Italia, che sulle effettive dinamiche intellettuali del Quattrocento.
Umanesimo civile e Umanesimo monarchico: categorie vecchie e nuove per una rilettura delle due Italie del Quattrocento / Delle Donne, F.. - In: CESURA. - ISSN 2974-637X. - 2:2(2026), pp. 465-483. [10.6093/2974-637X/13836]
Umanesimo civile e Umanesimo monarchico: categorie vecchie e nuove per una rilettura delle due Italie del Quattrocento
Fulvio delle donne
2026
Abstract
L’esistenza di “due Italie” nel Quattrocento costituisce uno dei paradigmi più persistenti della storiografia italiana: si tratta di una categoria ormai data per scontata, ma di cui vanno comprese genesi e contesti evolutivi. Attraverso di essa ha trovato legittimazione la Questione meridionale, che di certo non ha origine in età medievale o rinascimentale, neanche in prospettiva e neanche in nuce. A partire da una rilettura critica delle categorie interpretative che hanno tradizionalmente opposto l’Umanesimo civile fiorentino alla cultura delle corti monarchiche, questo contributo propone un diverso quadro metodologico. La categoria di “Umanesimo monarchico” non è introdotta come semplice contrappunto all’Umanesimo civile, ma come strumento per ricondurre entrambe le esperienze entro un medesimo orizzonte politico e culturale. La produzione umanistica della corte aragonese di Napoli emerge così non come espressione subordinata della propaganda regia, bensì come originale elaborazione teorica dei rapporti tra virtù, legittimazione e potere. Ne consegue una revisione complessiva della tradizionale contrapposizione fra le “due Italie”, mostrando come la diversità degli assetti istituzionali non corrisponda a una reale frattura della cultura umanistica, ma rifletta una costruzione storiografica elaborata, soprattutto in ambiente meridionalista, nel contesto del dibattito successivo agli squilibri generati dall’Unità d’Italia, che sulle effettive dinamiche intellettuali del Quattrocento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


