Il contributo analizza le trasformazioni indotte dalle piattaforme digitali sulla libertà di espressione, mostrando come le categorie classiche del costituzionalismo democratico risultino stressate da un fenomeno che, pur manifestandosi in più ambiti, è innanzitutto economico. La libertà di manifestazione del pensiero incide sulla forma di Stato liberal-democratica e pluralista, la sua tutela richiede un rinnovato protagonismo del potere pubblico, capace di regolare il mercato in una dimensione sovranazionale e globale. È nel diritto pubblico europeo dell’economia che si delinea il paradigma più efficace per raccogliere le sfide digitali per la democrazia. Analizzando il quadro normativo europeo e confrontando le recenti elezioni negli Stati Uniti e in alcuni Paesi dell’Unione europea, il saggio mostra come l’UE stia progressivamente superando l’autoregolazione privata, promuovendo un modello orientato a solidarietà ed eguaglianza. In particolare, l’art. 3, par. 3 TUE funge da grundnorm dinamica, capace di integrare diversi principi, anche in tensione tra loro. Le radici del diritto pubblico europeo dell’economia delineano oggi un ordo che va oltre mercato e concorrenza, affermando strumenti per proteggere le libertà dagli abusi delle piattaforme e riequilibrare lo spazio digitale in senso più democratico e sociale. Come ogni processo in divenire, anche questo è segnato da discontinuità e battute d’arresto; richiede quindi un costante sforzo per mantenere saldo il senso della tradizione attraverso le categorie del costituzionalismo, con uno sguardo rivolto al presente e alla prassi, al fine di continuare ad affermare l’effettiva limitazione dei poteri e la tutela dei diritti.
Nuovi mezzi di comunicazione, assetti imprenditoriali e soggettività politiche / Lucarelli, A.. - In: RIVISTA AIC. - ISSN 2039-8298. - 3(2025), pp. 101-142.
Nuovi mezzi di comunicazione, assetti imprenditoriali e soggettività politiche
Alberto Lucarelli
2025
Abstract
Il contributo analizza le trasformazioni indotte dalle piattaforme digitali sulla libertà di espressione, mostrando come le categorie classiche del costituzionalismo democratico risultino stressate da un fenomeno che, pur manifestandosi in più ambiti, è innanzitutto economico. La libertà di manifestazione del pensiero incide sulla forma di Stato liberal-democratica e pluralista, la sua tutela richiede un rinnovato protagonismo del potere pubblico, capace di regolare il mercato in una dimensione sovranazionale e globale. È nel diritto pubblico europeo dell’economia che si delinea il paradigma più efficace per raccogliere le sfide digitali per la democrazia. Analizzando il quadro normativo europeo e confrontando le recenti elezioni negli Stati Uniti e in alcuni Paesi dell’Unione europea, il saggio mostra come l’UE stia progressivamente superando l’autoregolazione privata, promuovendo un modello orientato a solidarietà ed eguaglianza. In particolare, l’art. 3, par. 3 TUE funge da grundnorm dinamica, capace di integrare diversi principi, anche in tensione tra loro. Le radici del diritto pubblico europeo dell’economia delineano oggi un ordo che va oltre mercato e concorrenza, affermando strumenti per proteggere le libertà dagli abusi delle piattaforme e riequilibrare lo spazio digitale in senso più democratico e sociale. Come ogni processo in divenire, anche questo è segnato da discontinuità e battute d’arresto; richiede quindi un costante sforzo per mantenere saldo il senso della tradizione attraverso le categorie del costituzionalismo, con uno sguardo rivolto al presente e alla prassi, al fine di continuare ad affermare l’effettiva limitazione dei poteri e la tutela dei diritti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


