È di pochi giorni fa la notizia che il referendum islandese sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea si è concluso con la vittoria del no (52,8% contro il 47,2% dei favorevoli). La prospettiva di una “nuova” adesione dell’Islanda all’Unione era tornata a occupare una posizione centrale nel dibattito politico nazionale in seguito alla vittoria, nelle elezioni generali del dicembre 2024, di una coalizione europeista. Subito dopo l’insediamento, il governo Frostadóttir aveva dichiarato che un referendum per la riapertura dei relativi negoziati si sarebbe tenuto entro il 2027; il 6 marzo di quest’anno è stato poi annunciato che la consultazione si sarebbe tenuta il 29 agosto. Dopo il primo processo di adesione, formalmente avviato nel 2009 e definitivamente interrotto nel marzo 2015 a seguito di una mutata volontà politica del governo islandese, non ve ne sarà, dunque, almeno per il momento, un secondo. L’esito del referendum, reso ancor più significativo dall’elevata affluenza alle urne (circa l’82,5%, superiore persino a quella registrata nelle ultime elezioni parlamentari, pari all’80,2%), segna così una nuova - forse definitiva - battuta d’arresto nel percorso di ingresso dell’Islanda nell’Unione e offre lo spunto per alcune brevi riflessioni che si intende qui condividere.
Unione europea e Islanda: questo matrimonio non s’ha da fare / Circolo, A.. - In: UNIONE EUROPEA E DIRITTI. - ISSN 3035-5729. - 3(2026), pp. 1-10.
Unione europea e Islanda: questo matrimonio non s’ha da fare
Andrea Circolo
2026
Abstract
È di pochi giorni fa la notizia che il referendum islandese sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea si è concluso con la vittoria del no (52,8% contro il 47,2% dei favorevoli). La prospettiva di una “nuova” adesione dell’Islanda all’Unione era tornata a occupare una posizione centrale nel dibattito politico nazionale in seguito alla vittoria, nelle elezioni generali del dicembre 2024, di una coalizione europeista. Subito dopo l’insediamento, il governo Frostadóttir aveva dichiarato che un referendum per la riapertura dei relativi negoziati si sarebbe tenuto entro il 2027; il 6 marzo di quest’anno è stato poi annunciato che la consultazione si sarebbe tenuta il 29 agosto. Dopo il primo processo di adesione, formalmente avviato nel 2009 e definitivamente interrotto nel marzo 2015 a seguito di una mutata volontà politica del governo islandese, non ve ne sarà, dunque, almeno per il momento, un secondo. L’esito del referendum, reso ancor più significativo dall’elevata affluenza alle urne (circa l’82,5%, superiore persino a quella registrata nelle ultime elezioni parlamentari, pari all’80,2%), segna così una nuova - forse definitiva - battuta d’arresto nel percorso di ingresso dell’Islanda nell’Unione e offre lo spunto per alcune brevi riflessioni che si intende qui condividere.| File | Dimensione | Formato | |
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