A quasi vent’anni dai primi significativi contributi che hanno segnato la svolta comunicativa del planning, l’articolo propone una riflessione non contingente sul ruolo che le teorie comunicative hanno avuto nello sviluppo del dibattito disciplinare. In particolare si focalizza su ciò che rimane sul terreno una volta che il velo opaco del linguaggio – che si pretendeva, in una prospettiva postmodernista, coincidesse con il reale stesso delle cose – viene smosso da una serie di movimenti critici, che si manifestano quando il lavoro di riflessione sul nesso conoscenza-azione, tipicamente al centro degli interessi dei teorici, mette in luce, sia pure in modi diversi, una dimensione intersoggettiva e collaborativa della pianificazione che si misura faticosamente con le asimmetrie, le regressioni e le contraddizioni dei processi deliberativi, nel tentativo di comprendere come si relazionano forme e soggetti del sapere con gli spazi di azione e decisione abitati dalle pratiche, in un mondo che cambia velocemente. In questa prospettiva l’articolo illustra alcune specifiche declinazioni aporetiche del planning comunicativo (che nomina, rispettivamente, dark side of planning, psycho-planning e place- planning) per mettere in luce la posizione di equilibrio dinamico del planner nei circuiti decisionali in cui si formano ed emergono le diverse soggettività.

Pratiche e spazi di intersoggettività nelle teorie del planning comunicativo

LIETO, LAURA
2006

Abstract

A quasi vent’anni dai primi significativi contributi che hanno segnato la svolta comunicativa del planning, l’articolo propone una riflessione non contingente sul ruolo che le teorie comunicative hanno avuto nello sviluppo del dibattito disciplinare. In particolare si focalizza su ciò che rimane sul terreno una volta che il velo opaco del linguaggio – che si pretendeva, in una prospettiva postmodernista, coincidesse con il reale stesso delle cose – viene smosso da una serie di movimenti critici, che si manifestano quando il lavoro di riflessione sul nesso conoscenza-azione, tipicamente al centro degli interessi dei teorici, mette in luce, sia pure in modi diversi, una dimensione intersoggettiva e collaborativa della pianificazione che si misura faticosamente con le asimmetrie, le regressioni e le contraddizioni dei processi deliberativi, nel tentativo di comprendere come si relazionano forme e soggetti del sapere con gli spazi di azione e decisione abitati dalle pratiche, in un mondo che cambia velocemente. In questa prospettiva l’articolo illustra alcune specifiche declinazioni aporetiche del planning comunicativo (che nomina, rispettivamente, dark side of planning, psycho-planning e place- planning) per mettere in luce la posizione di equilibrio dinamico del planner nei circuiti decisionali in cui si formano ed emergono le diverse soggettività.
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