Il saggio si propone di analizzare il romanzo I ladri dell’onore (1894) di Carolina Invernizio, in particolare in rapporto alla riduzione televisiva fattane nel 1975 dal regista Ugo Gregoretti con la consulenza di Umberto Eco, le cui riflessioni critiche orientano fortemente la regia. Si cerca di far emergere la differenza tra le strategie narrative messe in campo da un lato da Invernizio, che punta sulla verosimiglianza e azzarda un tentativo di denuncia sociale, dall’altro lato da Gregoretti, che punta invece sullo straniamento. Mentre gli attori recitano in modo molto enfatico, il regista interrompe di frequente l’azione tramite fermo-immagine, e interviene direttamente sulla scena per dialogare con lo spettatore e «smontare il congegno» del romanzo d’appendice. Nello “smontaggio”, tuttavia, si perdono alcuni interessanti messaggi che Invernizio, sfruttando un’impalcatura tradizionale da feuilleton, ha disseminato qua e là: sembra in effetti che, servendosi di ciò che il pubblico si aspetta (delitti, agnizioni, vendette), la scrittrice faccia passare anche ciò che non si aspetta, aprendo qualche crepa nelle istituzioni apparentemente inossidabili della società umbertina e suggerendo nuovi equilibri nel rapporto tra i sessi.
«Quel finale che già si prevede»? I ladri dell’onore di Carolina Invernizio tra romanzo e film / Di Martino, V.. - In: OBLIO. - ISSN 2039-7917. - 52:(2025), pp. 71-90.
«Quel finale che già si prevede»? I ladri dell’onore di Carolina Invernizio tra romanzo e film
Virginia di Martino
2025
Abstract
Il saggio si propone di analizzare il romanzo I ladri dell’onore (1894) di Carolina Invernizio, in particolare in rapporto alla riduzione televisiva fattane nel 1975 dal regista Ugo Gregoretti con la consulenza di Umberto Eco, le cui riflessioni critiche orientano fortemente la regia. Si cerca di far emergere la differenza tra le strategie narrative messe in campo da un lato da Invernizio, che punta sulla verosimiglianza e azzarda un tentativo di denuncia sociale, dall’altro lato da Gregoretti, che punta invece sullo straniamento. Mentre gli attori recitano in modo molto enfatico, il regista interrompe di frequente l’azione tramite fermo-immagine, e interviene direttamente sulla scena per dialogare con lo spettatore e «smontare il congegno» del romanzo d’appendice. Nello “smontaggio”, tuttavia, si perdono alcuni interessanti messaggi che Invernizio, sfruttando un’impalcatura tradizionale da feuilleton, ha disseminato qua e là: sembra in effetti che, servendosi di ciò che il pubblico si aspetta (delitti, agnizioni, vendette), la scrittrice faccia passare anche ciò che non si aspetta, aprendo qualche crepa nelle istituzioni apparentemente inossidabili della società umbertina e suggerendo nuovi equilibri nel rapporto tra i sessi.| File | Dimensione | Formato | |
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