Il saggio ricostruisce le radici storiche e culturali del sistema elettorale britannico del First Past the Post, interpretando la sua eccezionale stabilità come espressione di una specificità insulare che innerva la tradizione giuridica, costituzionale e politica del Regno Unito. Attraverso un percorso che prende in considerazione gli esempi di parlamentarismo medievale e quindi le riforme elettorali del 1832, 1867 e 1885, l’autore mostra come l’adozione dei collegi uninominali a maggioranza relativa non sia stato frutto di un disegno razionale, bensì della convergenza di spinte diverse: il rifiuto di un approccio “matematizzante” alla politica, la concezione della Camera dei Comuni come organo selettore di maggioranze di governo anziché specchio della nazione, la semplicità intuitiva insita in quel meccanismo d’elezione. Analizzando le oscillazioni del bipartitismo – dalla marginalizzazione liberale del 1951 al ruolo dei Liberal-democratici nelle elezioni del 2024 – il contributo dimostra come il FPTP continui a operare come stabilizzatore del formato partitico, amplificando i mutamenti d’opinione e scoraggiando l’affermazione di terzi partiti su scala nazionale, pur non potendosi determinare a priori quali forze politiche ne trarranno vantaggio.
Il sistema elettorale inglese tra insularità e storia / Griffo, M.. - In: PERCORSI COSTITUZIONALI. - ISSN 1974-1928. - 1/2025:(2026), pp. 167-178.
Il sistema elettorale inglese tra insularità e storia
Maurizio Griffo
2026
Abstract
Il saggio ricostruisce le radici storiche e culturali del sistema elettorale britannico del First Past the Post, interpretando la sua eccezionale stabilità come espressione di una specificità insulare che innerva la tradizione giuridica, costituzionale e politica del Regno Unito. Attraverso un percorso che prende in considerazione gli esempi di parlamentarismo medievale e quindi le riforme elettorali del 1832, 1867 e 1885, l’autore mostra come l’adozione dei collegi uninominali a maggioranza relativa non sia stato frutto di un disegno razionale, bensì della convergenza di spinte diverse: il rifiuto di un approccio “matematizzante” alla politica, la concezione della Camera dei Comuni come organo selettore di maggioranze di governo anziché specchio della nazione, la semplicità intuitiva insita in quel meccanismo d’elezione. Analizzando le oscillazioni del bipartitismo – dalla marginalizzazione liberale del 1951 al ruolo dei Liberal-democratici nelle elezioni del 2024 – il contributo dimostra come il FPTP continui a operare come stabilizzatore del formato partitico, amplificando i mutamenti d’opinione e scoraggiando l’affermazione di terzi partiti su scala nazionale, pur non potendosi determinare a priori quali forze politiche ne trarranno vantaggio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


