Nel panorama educativo contemporaneo, la qualità della formazione viene spesso pensata in termini chiusi e quantitativi, misurata attraverso standardizzazioni e indicatori di prestazione. Le politiche di valutazione di tipo aziendalistico-performative tendono a ridurre la qualità a ciò che è strettamente quantificabile, risaltando una logica tecnocratica che rischia di svuotare l’educazione del suo significato più profondo. Come suggerisce Gert Biesta nel suo testo World-Centred Education: A View for the Present (2021), viviamo in un’età della misura in cui spesso si tende a valorizzare ciò che viene misurato, invece di cercare di misurare ciò che valorizziamo. Questo conduce le istituzioni educative a tallonare punteggi e posizioni in graduatore o liste, anziché interrogarsi sul senso e sul fine dell’educare. Per essere più chiari, prevalgono oggi concezioni di qualità educativa orientate all’efficienza e alla conformità, in cui gli indicatori di qualità si sostituiscono alla qualità stessa. Questo quadro riflette tre derive principali individuate da Biesta: (1) un efficientismo tecnico, cipè misurare la qualità esclusivamente attraverso esiti osservabili nell’immediato; (2) una logica di mercato, cioè la soddisfazione clientelare dei destinatari dell’educazione; (3) un feticismo degli indicatori, cioè gli stessi indicatori diventano la definizione della qualità stessa, senza chiedersi il perché dell’educare. In questo modo la qualità viene adottata come un attributo neutrale, universale e misurabile in astratto, applicabile in ogni contesto tramite standard metrici senza considerare le variabili umane della qualità. Questo saggio si propone di ristrutturare la qualità formativa donandole spessore critico, etico e politico. L’obiettivo è superare la visione dominante della qualità come compliance, per riconoscerla invece come risultato di una coscienza collettiva, situata, generativa e responsabile. Adottando uno sguardo dai margini, si richiamano le epistemologie pedagogiche definite minoritarie, come quelle femministe, decoloniali, indigene e critiche, per contestare i presupposti egemonici che orientano, per uno scopo politico ed economico, la qualità verso la standardizzazione

Ripensare la qualità formativa: responsabilità sociale e saperi dai margini / Valentino, G.. - (2025), pp. 642-646. (La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione Parma 19-21 giugno 2025).

Ripensare la qualità formativa: responsabilità sociale e saperi dai margini

Valentino Giuseppe
Primo
2025

Abstract

Nel panorama educativo contemporaneo, la qualità della formazione viene spesso pensata in termini chiusi e quantitativi, misurata attraverso standardizzazioni e indicatori di prestazione. Le politiche di valutazione di tipo aziendalistico-performative tendono a ridurre la qualità a ciò che è strettamente quantificabile, risaltando una logica tecnocratica che rischia di svuotare l’educazione del suo significato più profondo. Come suggerisce Gert Biesta nel suo testo World-Centred Education: A View for the Present (2021), viviamo in un’età della misura in cui spesso si tende a valorizzare ciò che viene misurato, invece di cercare di misurare ciò che valorizziamo. Questo conduce le istituzioni educative a tallonare punteggi e posizioni in graduatore o liste, anziché interrogarsi sul senso e sul fine dell’educare. Per essere più chiari, prevalgono oggi concezioni di qualità educativa orientate all’efficienza e alla conformità, in cui gli indicatori di qualità si sostituiscono alla qualità stessa. Questo quadro riflette tre derive principali individuate da Biesta: (1) un efficientismo tecnico, cipè misurare la qualità esclusivamente attraverso esiti osservabili nell’immediato; (2) una logica di mercato, cioè la soddisfazione clientelare dei destinatari dell’educazione; (3) un feticismo degli indicatori, cioè gli stessi indicatori diventano la definizione della qualità stessa, senza chiedersi il perché dell’educare. In questo modo la qualità viene adottata come un attributo neutrale, universale e misurabile in astratto, applicabile in ogni contesto tramite standard metrici senza considerare le variabili umane della qualità. Questo saggio si propone di ristrutturare la qualità formativa donandole spessore critico, etico e politico. L’obiettivo è superare la visione dominante della qualità come compliance, per riconoscerla invece come risultato di una coscienza collettiva, situata, generativa e responsabile. Adottando uno sguardo dai margini, si richiamano le epistemologie pedagogiche definite minoritarie, come quelle femministe, decoloniali, indigene e critiche, per contestare i presupposti egemonici che orientano, per uno scopo politico ed economico, la qualità verso la standardizzazione
2025
9791255684718
Ripensare la qualità formativa: responsabilità sociale e saperi dai margini / Valentino, G.. - (2025), pp. 642-646. (La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione Parma 19-21 giugno 2025).
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