Una delle varianti testuali presenti nella tradizione del Responsorio "Ave Maria o auctrix vite" di Ildegarda di Bingen genera una serie di interrogativi ermeneutici ed ecdotici: essa, nel suo probabile presupporre un’identificazione forse non solo meramente retorica del Cristo col Sole, è valutata come la legittima espressione di una volontà ecdotica sdoppiata dell’autrice. Ella, cioè, nel rivolgersi alla ristretta cerchia delle consorelle del monastero del Rupertsberg, si sarebbe espressa secondo i termini di una visione gnostico-ermetica del Cristo nel cosmo, con la quale doveva avere in qualche modo simpatizzato, mentre, nel rivolgersi a tutti gli altri fruitori del canto esterni al suo convento ed estranei al particolare progetto di salvezza che vi si andava perseguendo, avrebbe fatto ricorso ad un’immagine meno ardita ed ambigua. Non saremmo, dunque, di fronte alla testimonianza di una storia evolutiva del testo del Responsorio, bensì di fronte a quella di un suo duplice testo sincronico, voluto dall’autrice in funzione di due diverse tipologie di fruitori. Il testo del canto liturgico in questione è riproposto in una nuova veste formale, completo di una traduzione in lingua italiana ed un ampio commento volto ad illuminare la complessità dei suoi significati, codificati come per una comunicazione disposta su molteplici livelli.

Una variante 'gnostico-ermetica' nella tradizione del Responsorio "Ave Maria o auctrix vite" di Ildegarda di Bingen

GERMANO, GIUSEPPE
2007

Abstract

Una delle varianti testuali presenti nella tradizione del Responsorio "Ave Maria o auctrix vite" di Ildegarda di Bingen genera una serie di interrogativi ermeneutici ed ecdotici: essa, nel suo probabile presupporre un’identificazione forse non solo meramente retorica del Cristo col Sole, è valutata come la legittima espressione di una volontà ecdotica sdoppiata dell’autrice. Ella, cioè, nel rivolgersi alla ristretta cerchia delle consorelle del monastero del Rupertsberg, si sarebbe espressa secondo i termini di una visione gnostico-ermetica del Cristo nel cosmo, con la quale doveva avere in qualche modo simpatizzato, mentre, nel rivolgersi a tutti gli altri fruitori del canto esterni al suo convento ed estranei al particolare progetto di salvezza che vi si andava perseguendo, avrebbe fatto ricorso ad un’immagine meno ardita ed ambigua. Non saremmo, dunque, di fronte alla testimonianza di una storia evolutiva del testo del Responsorio, bensì di fronte a quella di un suo duplice testo sincronico, voluto dall’autrice in funzione di due diverse tipologie di fruitori. Il testo del canto liturgico in questione è riproposto in una nuova veste formale, completo di una traduzione in lingua italiana ed un ampio commento volto ad illuminare la complessità dei suoi significati, codificati come per una comunicazione disposta su molteplici livelli.
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