Tradizionalmente, in Italia come nel resto del mondo, la disinfezione delle acque refue viene effettuata utilizzando composti del cloro, ed in particolare ipoclorito di sodio. Cio’ è dovuto al fatto che questi composti consentono di raggiungere gli standard normativi in termini di abbattimento della carica microbica fecale, a costi estremamente contenuti, senza complicazioni impiantistiche in termini di installazione o gestione degli impianti. Tuttavia, come noto da oltre un trentennio, se si guarda oltre la semplice convenienza economica e tecnologica, è possibile riconoscere che i sistemi di clorazione presentano una serie di limitazioni dovute alla formazione di sottoprodotti dannosi per la salute umana, ed alla scarsa efficacia nei confronti di talune specie microbiche, soprattutto virus e protozoi. Tali limitazioni assumono maggiore importanza quando le acque reflue sono destinate al riutilizzo industriale o agricolo. In tali casi, pertanto, sorge l’esigenza di valutare, con maggiore attenzione, la possibilita’ di ricorso a sistemi di disinfezione alternativi, peraltro gia’ da tempo ampiamente utilizzati nel campo della potabilizzazione. Proprio basandosi su tali premesse viene di seguito presentata una panoramica comparativa tra i sistemi basati sull’utilizzo del cloro, dell’ozono, dei raggi ultravioletti e dell’acido peracetico. Volutamente sono lasciati da parte sistemi piu’ innovativi (ultrasuoni, radiazioni ionizzanti, membrane, e quant’altro) la cui applicazione, senz’altro giustificata nel caso delle acque di approvvigionamento, appare al momento non competitiva nel settore delle acque reflue destinate al riutilizzo.

Analisi Comparativa dei Sistemi di Disinfezione per Acque Reflue

FABBRICINO, MASSIMILIANO;ESPOSITO, GIOVANNI
2006

Abstract

Tradizionalmente, in Italia come nel resto del mondo, la disinfezione delle acque refue viene effettuata utilizzando composti del cloro, ed in particolare ipoclorito di sodio. Cio’ è dovuto al fatto che questi composti consentono di raggiungere gli standard normativi in termini di abbattimento della carica microbica fecale, a costi estremamente contenuti, senza complicazioni impiantistiche in termini di installazione o gestione degli impianti. Tuttavia, come noto da oltre un trentennio, se si guarda oltre la semplice convenienza economica e tecnologica, è possibile riconoscere che i sistemi di clorazione presentano una serie di limitazioni dovute alla formazione di sottoprodotti dannosi per la salute umana, ed alla scarsa efficacia nei confronti di talune specie microbiche, soprattutto virus e protozoi. Tali limitazioni assumono maggiore importanza quando le acque reflue sono destinate al riutilizzo industriale o agricolo. In tali casi, pertanto, sorge l’esigenza di valutare, con maggiore attenzione, la possibilita’ di ricorso a sistemi di disinfezione alternativi, peraltro gia’ da tempo ampiamente utilizzati nel campo della potabilizzazione. Proprio basandosi su tali premesse viene di seguito presentata una panoramica comparativa tra i sistemi basati sull’utilizzo del cloro, dell’ozono, dei raggi ultravioletti e dell’acido peracetico. Volutamente sono lasciati da parte sistemi piu’ innovativi (ultrasuoni, radiazioni ionizzanti, membrane, e quant’altro) la cui applicazione, senz’altro giustificata nel caso delle acque di approvvigionamento, appare al momento non competitiva nel settore delle acque reflue destinate al riutilizzo.
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