Il contributo analizza l’emersione di un costituzionalismo digitale sensibile al genere nell’ordinamento dell’Unione europea, interrogandosi sull’incidenza delle dinamiche tecnologiche sull’effettività dei diritti delle donne. Muovendo dal principio di uguaglianza, lo studio esamina gli atti dell’Unione che, con diversa natura, incidono sulla prevenzione e sul contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere nello spazio digitale e sottolinea che le tecnologie digitali non generano ex novo le diseguaglianze, ma ne amplificano la portata e le opacizzano. L’analisi prende avvio dalla Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, quale quadro assiologico di riferimento, per poi soffermarsi sulla direttiva 2024/1385, che riconosce in modo organico la dimensione digitale della violenza contro le donne e introduce obblighi di protezione, repressione e rimozione dei contenuti illeciti. In tale contesto vengono evidenziati i profili di complementarità con il Digital Services Act (DSA), che interviene sul piano della responsabilizzazione sistemica delle piattaforme, e con il regolamento sull’intelligenza artificiale (c.d. AI Act), volto a prevenire la produzione di esiti discriminatori mediante una disciplina fondata sulla gestione del rischio e sulla tutela dei diritti fondamentali. Il lavoro mette altresì in luce il ruolo degli atti programmatici che hanno contribuito a strutturare la consapevolezza istituzionale del fenomeno, nonché la persistente marginalità della presenza femminile nei settori tecnologici quale fattore che incide a monte sulla produzione dei bias algoritmici. Vengono poi evidenziate le lacune dell’attuale assetto regolatorio, ancora privo di strumenti pienamente orientati a neutralizzare le asimmetrie di genere e a garantire una valutazione sistematica dell’impatto differenziato delle tecnologie.
Uguaglianza di genere e costituzionalismo digitale nell’Unione europea / De Pasquale, Patrizia. - In: EUROJUS. - ISSN 2384-9169. - 1(2026), pp. 375-397.
Uguaglianza di genere e costituzionalismo digitale nell’Unione europea
Patrizia De Pasquale
2026
Abstract
Il contributo analizza l’emersione di un costituzionalismo digitale sensibile al genere nell’ordinamento dell’Unione europea, interrogandosi sull’incidenza delle dinamiche tecnologiche sull’effettività dei diritti delle donne. Muovendo dal principio di uguaglianza, lo studio esamina gli atti dell’Unione che, con diversa natura, incidono sulla prevenzione e sul contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere nello spazio digitale e sottolinea che le tecnologie digitali non generano ex novo le diseguaglianze, ma ne amplificano la portata e le opacizzano. L’analisi prende avvio dalla Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, quale quadro assiologico di riferimento, per poi soffermarsi sulla direttiva 2024/1385, che riconosce in modo organico la dimensione digitale della violenza contro le donne e introduce obblighi di protezione, repressione e rimozione dei contenuti illeciti. In tale contesto vengono evidenziati i profili di complementarità con il Digital Services Act (DSA), che interviene sul piano della responsabilizzazione sistemica delle piattaforme, e con il regolamento sull’intelligenza artificiale (c.d. AI Act), volto a prevenire la produzione di esiti discriminatori mediante una disciplina fondata sulla gestione del rischio e sulla tutela dei diritti fondamentali. Il lavoro mette altresì in luce il ruolo degli atti programmatici che hanno contribuito a strutturare la consapevolezza istituzionale del fenomeno, nonché la persistente marginalità della presenza femminile nei settori tecnologici quale fattore che incide a monte sulla produzione dei bias algoritmici. Vengono poi evidenziate le lacune dell’attuale assetto regolatorio, ancora privo di strumenti pienamente orientati a neutralizzare le asimmetrie di genere e a garantire una valutazione sistematica dell’impatto differenziato delle tecnologie.| File | Dimensione | Formato | |
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