Il saggio analizza, in prospettiva costituzionalistica, il tema della salute riproduttiva delle donne migranti, assumendolo come banco di prova della tenuta dell’universalismo delle cure e del costituzionalismo sociale. L’intreccio tra genere, status migratorio e vulnerabilità socio-giuridica produce forme di discriminazione intersezionale che incidono sull’effettività del diritto alla salute, in particolare nei confronti delle donne prive di regolare titolo di soggiorno. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale e giurisprudenziale del diritto alla salute e dei diritti riproduttivi, il contributo si sofferma sull’ambiguità della nozione di “essenzialità” delle cure, distinguendo tra contenuto essenziale del diritto, livelli essenziali delle prestazioni e cure urgenti ed essenziali ex art. 35, co. 3, TUI. Pur in presenza di un assetto normativo e giurisprudenziale apparentemente garantista, emerge un punto cieco del diritto: molte situazioni di esclusione restano confinate nelle prassi amministrative e sanitarie e non raggiungono le sedi giurisdizionali. Il corpo della donna migrante diviene così oggetto di una discrezionalità diffusa e opaca, che si traduce in una forma di governo dei corpi. Il saggio propone alcuni strumenti per restituire visibilità ai diritti invisibili delle donne migranti in condizione di irregolarità, interrogando scelte legislative e amministrative, in una con il ruolo delle Corti e rilanciando, così, una concezione sostanziale dell’eguaglianza.
Corpi mobili, diritti invisibili: donne migranti e salute riproduttiva all’epicentro delle tragic choices / Parisi, Stefania. - In: DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA. - ISSN 1972-4799. - 1/2026(2026), pp. 1-25.
Corpi mobili, diritti invisibili: donne migranti e salute riproduttiva all’epicentro delle tragic choices
stefania parisi
2026
Abstract
Il saggio analizza, in prospettiva costituzionalistica, il tema della salute riproduttiva delle donne migranti, assumendolo come banco di prova della tenuta dell’universalismo delle cure e del costituzionalismo sociale. L’intreccio tra genere, status migratorio e vulnerabilità socio-giuridica produce forme di discriminazione intersezionale che incidono sull’effettività del diritto alla salute, in particolare nei confronti delle donne prive di regolare titolo di soggiorno. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale e giurisprudenziale del diritto alla salute e dei diritti riproduttivi, il contributo si sofferma sull’ambiguità della nozione di “essenzialità” delle cure, distinguendo tra contenuto essenziale del diritto, livelli essenziali delle prestazioni e cure urgenti ed essenziali ex art. 35, co. 3, TUI. Pur in presenza di un assetto normativo e giurisprudenziale apparentemente garantista, emerge un punto cieco del diritto: molte situazioni di esclusione restano confinate nelle prassi amministrative e sanitarie e non raggiungono le sedi giurisdizionali. Il corpo della donna migrante diviene così oggetto di una discrezionalità diffusa e opaca, che si traduce in una forma di governo dei corpi. Il saggio propone alcuni strumenti per restituire visibilità ai diritti invisibili delle donne migranti in condizione di irregolarità, interrogando scelte legislative e amministrative, in una con il ruolo delle Corti e rilanciando, così, una concezione sostanziale dell’eguaglianza.| File | Dimensione | Formato | |
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