Un luogo, mai interpretato in maniera esauriente, di una canzone di Arnaut Daniel dà lo spunto per riesaminare l’intera questione delle cosiddette preghiere epiche, qui ridefinite come preghiere formulari di richiesta di una grazia, che si articolano in un’invocazione e un’implorazione. Tali preghiere, a lungo studiate, compaiono sì nell’epica, ma hanno un’origine ben più remota, risalendo alla tradizione ebraica e alla più antica letteratura cristiana oltre che alla liturgia dei moribondi; una di esse, non riconosciuta come tale, si trova inserita anche nella Navigatio sancti Brandani (ante 786). Lo studio approfondisce il rapporto tra le due componenti (invocazione e implorazione) delle orazioni e fornisce una spiegazione all’apparentemente curiosa presenza di un centurione romano nel bel mezzo di una canzone d’amore di un trovatore.

Longino che vide. Una riflessione sulle preghiere formulari e una nota per Arnaut Daniel

DI GIROLAMO, COSTANZO
2005

Abstract

Un luogo, mai interpretato in maniera esauriente, di una canzone di Arnaut Daniel dà lo spunto per riesaminare l’intera questione delle cosiddette preghiere epiche, qui ridefinite come preghiere formulari di richiesta di una grazia, che si articolano in un’invocazione e un’implorazione. Tali preghiere, a lungo studiate, compaiono sì nell’epica, ma hanno un’origine ben più remota, risalendo alla tradizione ebraica e alla più antica letteratura cristiana oltre che alla liturgia dei moribondi; una di esse, non riconosciuta come tale, si trova inserita anche nella Navigatio sancti Brandani (ante 786). Lo studio approfondisce il rapporto tra le due componenti (invocazione e implorazione) delle orazioni e fornisce una spiegazione all’apparentemente curiosa presenza di un centurione romano nel bel mezzo di una canzone d’amore di un trovatore.
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