Avviato da Roberto Longhi nel 1913 l’interesse per la fisionomia artistica di Mattia Preti ha portato nel corso del Novecento ad un progressivo ed importante recupero di carte d’archivio e ad aggiunte al suo catalogo. Della fortunata carriera del pittore, la fase iniziale si presenta, tuttavia, ancora gravata da incertezze. Non sappiamo con precisione quando Mattia si sia trasferito a Roma: orientativamente si può dire che egli vi arriva tra il 1633 e il 1636. Si devono padre Sebastiano Resta i primi riferimenti sui suoi inizi romani con lavori caratterizzati anche da tematiche classiche come il ritratto a mezza figura di Omero, oggi a Venezia nelle Gallerie dell’Accademia, collocabile intorno alla metà degli anni trenta del Seicento. L’interesse del giovane Preti verso la figura del mitico cantore greco ha avuto occasione di manifestarsi, forse anche prima, in un’altra opera finora sconosciuta, rintracciata in collezione privata. Si tratta di una nuova versione che segna un significativo momento nell’evolversi della iconografia del vate cieco, visto affiancato da uno o due amanuensi impegnati in un angolo a raccogliere per iscritto i suoi dettati, che avrà un largo sviluppo, superata la metà del secolo, non solo in Italia ma anche nel Nord Europa.

Un nuovo 'Omero' di Mattia Preti

DE GENNARO, ROSANNA
2007

Abstract

Avviato da Roberto Longhi nel 1913 l’interesse per la fisionomia artistica di Mattia Preti ha portato nel corso del Novecento ad un progressivo ed importante recupero di carte d’archivio e ad aggiunte al suo catalogo. Della fortunata carriera del pittore, la fase iniziale si presenta, tuttavia, ancora gravata da incertezze. Non sappiamo con precisione quando Mattia si sia trasferito a Roma: orientativamente si può dire che egli vi arriva tra il 1633 e il 1636. Si devono padre Sebastiano Resta i primi riferimenti sui suoi inizi romani con lavori caratterizzati anche da tematiche classiche come il ritratto a mezza figura di Omero, oggi a Venezia nelle Gallerie dell’Accademia, collocabile intorno alla metà degli anni trenta del Seicento. L’interesse del giovane Preti verso la figura del mitico cantore greco ha avuto occasione di manifestarsi, forse anche prima, in un’altra opera finora sconosciuta, rintracciata in collezione privata. Si tratta di una nuova versione che segna un significativo momento nell’evolversi della iconografia del vate cieco, visto affiancato da uno o due amanuensi impegnati in un angolo a raccogliere per iscritto i suoi dettati, che avrà un largo sviluppo, superata la metà del secolo, non solo in Italia ma anche nel Nord Europa.
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