Il tema dell’industrializzazione è centrale nel dibattito sul Mezzogiorno negli anni Sessanta. Il confronto tra i meridionalisti si focalizza sulla definizione delle strategie per promuovere lo sviluppo del settore secondario nelle regioni del Sud Italia e sull’analisi delle elaborazioni teoriche più recenti nel contesto in-ternazionale. Già a partire dalla fine degli anni Cinquanta si evidenzia in par-ticolare il contributo di Ferdinando Ventriglia che, in ragione della dettagliata conoscenza del contesto economico meridionale e dello studio delle strategie adottate da altri Paesi, sottolinea la necessità di innovare gli strumenti adoperati per lo sviluppo dell’industrializzazione e di adottare modalità di intervento più decise per indirizzare la localizzazione dei nuovi investimenti al Mezzogiorno. Lo studioso analizza nello specifico le politiche attuate in Inghilterra per pro-muovere lo sviluppo delle regioni meno favorite, proponendone in parte l’ado-zione anche in Italia: l’utilizzo di disincentivi per scoraggiare nuovi investimenti al Nord e il controllo diretto sulla localizzazione di nuovi impianti industriali sono ritenuti in grado di favorire la migliore programmazione delle politiche di sviluppo e un maggiore coinvolgimento anche dei capitali privati per la crescita del settore secondario nel Mezzogiorno. Su tali temi si sviluppa un ampio con-fronto tra i meridionalisti e gli imprenditori delle regioni del Nord Italia, cui si rimprovera eccessiva reticenza ad investire nel Sud nonostante i significativi incentivi offerti dall’intervento pubblico. Di rilevante importanza è altresì l’a-nalisi dell’intervento delle istituzioni internazionali in favore del Mezzogiorno: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo accorda all’Italia ben otto prestiti tra il 1951 e il 1965 per un totale di circa quattrocento milioni di dollari, finalizzati prevalentemente al finanziamento di iniziative infrastrutturali e industriali. Sul finire degli anni Cinquanta si evidenziano inoltre i primi inter-venti della Banca europea per gli investimenti, alla cui analisi Ventriglia dedica particolare attenzione, ritenendo fondamentale che la strategia operativa della Banca si focalizzi soprattutto sul finanziamento di imprese di piccola e media dimensione. Il confronto culmina con l’adozione della Legge n. 853 del 1971 che, in accordo anche con le proposte avanzate da Ventriglia, introduce l’ado-zione di meccanismi di intervento pubblico più incisivi e definisce una rinnova-ta funzione imprenditoriale dello Stato, dotata degli strumenti della contratta-zione programmata e del ruolo di coordinamento affidato al CIPE.

Il contributo di Ferdinando Ventriglia alle strategie di industrializzazione: la proposta di adozione del ‹‹metodo britannico›› / Amoroso, Renato Raffaele. - In: QUADERNI DELL'ARCHIVIO STORICO. - ISSN 1722-9669. - 4:1(2021), pp. 151-213.

Il contributo di Ferdinando Ventriglia alle strategie di industrializzazione: la proposta di adozione del ‹‹metodo britannico››

RENATO RAFFAELE AMOROSO
2021

Abstract

Il tema dell’industrializzazione è centrale nel dibattito sul Mezzogiorno negli anni Sessanta. Il confronto tra i meridionalisti si focalizza sulla definizione delle strategie per promuovere lo sviluppo del settore secondario nelle regioni del Sud Italia e sull’analisi delle elaborazioni teoriche più recenti nel contesto in-ternazionale. Già a partire dalla fine degli anni Cinquanta si evidenzia in par-ticolare il contributo di Ferdinando Ventriglia che, in ragione della dettagliata conoscenza del contesto economico meridionale e dello studio delle strategie adottate da altri Paesi, sottolinea la necessità di innovare gli strumenti adoperati per lo sviluppo dell’industrializzazione e di adottare modalità di intervento più decise per indirizzare la localizzazione dei nuovi investimenti al Mezzogiorno. Lo studioso analizza nello specifico le politiche attuate in Inghilterra per pro-muovere lo sviluppo delle regioni meno favorite, proponendone in parte l’ado-zione anche in Italia: l’utilizzo di disincentivi per scoraggiare nuovi investimenti al Nord e il controllo diretto sulla localizzazione di nuovi impianti industriali sono ritenuti in grado di favorire la migliore programmazione delle politiche di sviluppo e un maggiore coinvolgimento anche dei capitali privati per la crescita del settore secondario nel Mezzogiorno. Su tali temi si sviluppa un ampio con-fronto tra i meridionalisti e gli imprenditori delle regioni del Nord Italia, cui si rimprovera eccessiva reticenza ad investire nel Sud nonostante i significativi incentivi offerti dall’intervento pubblico. Di rilevante importanza è altresì l’a-nalisi dell’intervento delle istituzioni internazionali in favore del Mezzogiorno: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo accorda all’Italia ben otto prestiti tra il 1951 e il 1965 per un totale di circa quattrocento milioni di dollari, finalizzati prevalentemente al finanziamento di iniziative infrastrutturali e industriali. Sul finire degli anni Cinquanta si evidenziano inoltre i primi inter-venti della Banca europea per gli investimenti, alla cui analisi Ventriglia dedica particolare attenzione, ritenendo fondamentale che la strategia operativa della Banca si focalizzi soprattutto sul finanziamento di imprese di piccola e media dimensione. Il confronto culmina con l’adozione della Legge n. 853 del 1971 che, in accordo anche con le proposte avanzate da Ventriglia, introduce l’ado-zione di meccanismi di intervento pubblico più incisivi e definisce una rinnova-ta funzione imprenditoriale dello Stato, dotata degli strumenti della contratta-zione programmata e del ruolo di coordinamento affidato al CIPE.
2021
Il contributo di Ferdinando Ventriglia alle strategie di industrializzazione: la proposta di adozione del ‹‹metodo britannico›› / Amoroso, Renato Raffaele. - In: QUADERNI DELL'ARCHIVIO STORICO. - ISSN 1722-9669. - 4:1(2021), pp. 151-213.
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