Questo saggio propone una nuova lettura della rappresentazione di Napoli realizzata da Jan van Stinemolen, superando il consueto confronto con la cartografia storica. A differenza delle vedute di Du Pérac/Lafréry (1566) e di Baratta (1627), pensate con finalità essenzialmente topografiche, il disegno di Stinemolen viene interpretato come un dispositivo visivo capace di restituire allo spettatore l’esperienza di uno sguardo panoramico sulla città. In questa prospettiva, elementi a lungo considerati come errori o mancanze – per esempio l’assenza del Decumano superiore o la duplicazione e lo spostamento di alcuni edifici – assumono un nuovo significato. Il confronto con le descrizioni letterarie di Napoli diffuse tra XVI e XVII secolo rivela infatti modalità diverse di rappresentazione, pensate per coinvolgere lo spettatore e condurlo a una percezione immaginativa dello spazio urbano. La scelta di moltiplicare i punti di vista è connessa alla collocazione sulle alture settentrionali, che trasformano la città in una sorta di “teatro” – un’immagine ricorrente nelle fonti dell’età moderna – non come somma di vedute parziali ma come sintesi coerente di prospettive plausibili. In questo modo, Stinemolen costruisce un ritratto unitario di Napoli che rispecchia tanto la sua retorica visiva quanto la celebrità letteraria che la città aveva raggiunto nel Cinquecento.
La veduta di Napoli di Jan van Stinemolen: esperienza visiva e suggestioni letterarie / D'Ovidio, Stefano. - In: RIHA JOURNAL. - ISSN 2190-3328. - 0335-0341:(2025).
La veduta di Napoli di Jan van Stinemolen: esperienza visiva e suggestioni letterarie
D'Ovidio Stefano
2025
Abstract
Questo saggio propone una nuova lettura della rappresentazione di Napoli realizzata da Jan van Stinemolen, superando il consueto confronto con la cartografia storica. A differenza delle vedute di Du Pérac/Lafréry (1566) e di Baratta (1627), pensate con finalità essenzialmente topografiche, il disegno di Stinemolen viene interpretato come un dispositivo visivo capace di restituire allo spettatore l’esperienza di uno sguardo panoramico sulla città. In questa prospettiva, elementi a lungo considerati come errori o mancanze – per esempio l’assenza del Decumano superiore o la duplicazione e lo spostamento di alcuni edifici – assumono un nuovo significato. Il confronto con le descrizioni letterarie di Napoli diffuse tra XVI e XVII secolo rivela infatti modalità diverse di rappresentazione, pensate per coinvolgere lo spettatore e condurlo a una percezione immaginativa dello spazio urbano. La scelta di moltiplicare i punti di vista è connessa alla collocazione sulle alture settentrionali, che trasformano la città in una sorta di “teatro” – un’immagine ricorrente nelle fonti dell’età moderna – non come somma di vedute parziali ma come sintesi coerente di prospettive plausibili. In questo modo, Stinemolen costruisce un ritratto unitario di Napoli che rispecchia tanto la sua retorica visiva quanto la celebrità letteraria che la città aveva raggiunto nel Cinquecento.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
RIHA_Journal_0338_D_Ovidio_PDF_07.11.2025.pdf
solo utenti autorizzati
Descrizione: PDF della versione editoriale in open access
Tipologia:
Versione Editoriale (PDF)
Licenza:
Accesso privato/ristretto
Dimensione
1.14 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.14 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


