L'avvento delle tecnologie basate sull'intelligenza artificiale, in particolare i Large Language Model (LLM) come ChatGPT, ha inaugurato una nuova era nel rapporto tra esseri umani e conoscenza, determinando profondi cambiamenti nella produzione e nella gestione dei processi di conoscenza, con un impatto enorme sui processi cognitivi e di apprendimento degli individui. Questi sistemi, in grado di generare testo, analizzare dati e fornire risposte complesse con una velocità senza precedenti, sono stati pubblicizzati come catalizzatori di produttività e strumenti di potenziamento cognitivo. Eppure, questa rivoluzione tecnologica solleva una domanda profonda e paradossale: delegare compiti cognitivi a una macchina, progettata per amplificare le nostre capacità intellettive, potrebbe davvero portare a un progressivo indebolimento dell'intelligenza umana? Questa domanda non riguarda semplicemente una deprivazione cognitiva, ma un fenomeno più sottile e insidioso che può essere definito "ignoranza artificiale", ovvero la delega di conoscenza alle macchine da parte degli esseri umani. A differenza dell'ignoranza reale, che si basa su una lacuna informativa, l'"ignoranza artificiale" descrive uno stato di dipendenza acritica dai sistemi di intelligenza artificiale. La tesi centrale di questo articolo è che l'intelligenza artificiale non ci rende intrinsecamente "stupidi", ma che il suo utilizzo passivo e sostitutivo potrebbe comportare un rischio di "debito cognitivo". Tale condizione ha effetti misurabili sul funzionamento del cervello e sulla coesione intellettuale della stessa società.
“Ignoranza artificiale”: quando l’IA riduce il nostro impegno mentale / Galetta, Giuseppe. - In: AGENDA DIGITALE EU. - ISSN 2421-4167. - (2025).
“Ignoranza artificiale”: quando l’IA riduce il nostro impegno mentale
Giuseppe Galetta
2025
Abstract
L'avvento delle tecnologie basate sull'intelligenza artificiale, in particolare i Large Language Model (LLM) come ChatGPT, ha inaugurato una nuova era nel rapporto tra esseri umani e conoscenza, determinando profondi cambiamenti nella produzione e nella gestione dei processi di conoscenza, con un impatto enorme sui processi cognitivi e di apprendimento degli individui. Questi sistemi, in grado di generare testo, analizzare dati e fornire risposte complesse con una velocità senza precedenti, sono stati pubblicizzati come catalizzatori di produttività e strumenti di potenziamento cognitivo. Eppure, questa rivoluzione tecnologica solleva una domanda profonda e paradossale: delegare compiti cognitivi a una macchina, progettata per amplificare le nostre capacità intellettive, potrebbe davvero portare a un progressivo indebolimento dell'intelligenza umana? Questa domanda non riguarda semplicemente una deprivazione cognitiva, ma un fenomeno più sottile e insidioso che può essere definito "ignoranza artificiale", ovvero la delega di conoscenza alle macchine da parte degli esseri umani. A differenza dell'ignoranza reale, che si basa su una lacuna informativa, l'"ignoranza artificiale" descrive uno stato di dipendenza acritica dai sistemi di intelligenza artificiale. La tesi centrale di questo articolo è che l'intelligenza artificiale non ci rende intrinsecamente "stupidi", ma che il suo utilizzo passivo e sostitutivo potrebbe comportare un rischio di "debito cognitivo". Tale condizione ha effetti misurabili sul funzionamento del cervello e sulla coesione intellettuale della stessa società.| File | Dimensione | Formato | |
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