L’agenda contemporanea per le transizioni sostenibili individua un cambiamento efficace sul lungo termine in processi che coinvolgono trasformazioni significative dei comportamenti sociali, dei modi di pensare e della gestione di sistemi sociotecnici, modificando le istituzioni e i valori che le guidano1. I progetti strategici connessi ai grandi eventi possono accelerare trasformazioni consistenti, ma si muovono spesso al di fuori della programmazione ordinaria, sfruttando risorse straordinarie in risposta a condizioni o dati effimeri2. Questi progetti mirano a rigenerare parti di città e a stimolare l’interesse degli investitori, contribuendo a ricostruire centralità economica e sociale. In Europa, ad esempio, luoghi abbandonati, aree dismesse, territori svuotati dalla delocalizzazione di attività centrali sono stati oggetto di innovazione e valorizzazione, con progetti che hanno coinvolto la costruzione di nuove reti ecologiche, servizi e mobilità, attrezzature e poli culturali. Le strategie pianificate fungono da cornici per progetti intensivi che creano relazioni tra di loro e, sebbene queste iniziative siano spesso legate a situazioni contingenti, hanno facilitato la collaborazione tra risorse pubbliche e private, valorizzando il patrimonio culturale locale come supporto per lo sviluppo urbano. Ma in questo procedere per contingenze, resta difficile cogliere alcuni equilibri complessi, che pure danno forma al territorio contemporaneo. Queste relazioni non sono sempre esplicite e immediatamente visibili, ma si riconoscono in spazi che sfuggono alle categorie usuali della pianificazione, la cui interpretazione necessita di apparati conoscitivi nuovi, in grado di cogliere le sfide della transizione3: aree abbandonate, spazi della de-industrializzazione, porzioni del mosaico agricolo. Oltre i recinti di queste aree invisibili, il potenziale di trasformazione è frammentato e difficile da interpretare, ma strettamente connesso agli usi effimeri e inediti, sia quando nati da grandi eventi che quando suggeriti da pratiche.
I grandi eventi alla prova della transizione sostenibile. Note sul caso delle Olimpiadi 2012 di Londra / Attademo, Anna; Russo, Michelangelo. - In: L'INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI. - ISSN 0579-4900. - 497:(2025), pp. 10-13.
I grandi eventi alla prova della transizione sostenibile. Note sul caso delle Olimpiadi 2012 di Londra
Anna Attademo;Michelangelo Russo
2025
Abstract
L’agenda contemporanea per le transizioni sostenibili individua un cambiamento efficace sul lungo termine in processi che coinvolgono trasformazioni significative dei comportamenti sociali, dei modi di pensare e della gestione di sistemi sociotecnici, modificando le istituzioni e i valori che le guidano1. I progetti strategici connessi ai grandi eventi possono accelerare trasformazioni consistenti, ma si muovono spesso al di fuori della programmazione ordinaria, sfruttando risorse straordinarie in risposta a condizioni o dati effimeri2. Questi progetti mirano a rigenerare parti di città e a stimolare l’interesse degli investitori, contribuendo a ricostruire centralità economica e sociale. In Europa, ad esempio, luoghi abbandonati, aree dismesse, territori svuotati dalla delocalizzazione di attività centrali sono stati oggetto di innovazione e valorizzazione, con progetti che hanno coinvolto la costruzione di nuove reti ecologiche, servizi e mobilità, attrezzature e poli culturali. Le strategie pianificate fungono da cornici per progetti intensivi che creano relazioni tra di loro e, sebbene queste iniziative siano spesso legate a situazioni contingenti, hanno facilitato la collaborazione tra risorse pubbliche e private, valorizzando il patrimonio culturale locale come supporto per lo sviluppo urbano. Ma in questo procedere per contingenze, resta difficile cogliere alcuni equilibri complessi, che pure danno forma al territorio contemporaneo. Queste relazioni non sono sempre esplicite e immediatamente visibili, ma si riconoscono in spazi che sfuggono alle categorie usuali della pianificazione, la cui interpretazione necessita di apparati conoscitivi nuovi, in grado di cogliere le sfide della transizione3: aree abbandonate, spazi della de-industrializzazione, porzioni del mosaico agricolo. Oltre i recinti di queste aree invisibili, il potenziale di trasformazione è frammentato e difficile da interpretare, ma strettamente connesso agli usi effimeri e inediti, sia quando nati da grandi eventi che quando suggeriti da pratiche.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


