Strade, ferrovie, elettrodotti e centrali elettriche, acquedotti, fognature, opere igieniche e sanitarie, costituiscono un complesso articolato di reti e installazioni che sostiene e connota in maniera decisiva la vita urbana nelle città e nei territori. Le infrastrutture realizzano la trasformazione della natura, rendono disponibili e mercificano la materia, le risorse, i luoghi. Concepiti per fornire servizi efficienti e universali e aderendo a modelli ingegneristici sofisticati, gli apparati tecno-scientifici delle infrastrutture precipitano sui territori e con essi interagiscono mediante soluzioni spesso standardizzate che tendono a semplificare o obliterare i contesti, altre volte a generare conflitti ed esclusione. Contestualmente, le emergenze del nuovo regime climatico e le pervasive spinte della transizione ecologica a limitare il consumo di risorse e a promuovere usi e processi non estrattivi ed equi mettono in crisi, almeno sulla carta, il capitale fisso sociale che, con maggiore intensità a partire dal secolo breve, è stato via via depositato nei territori. Sotto la spinta del paradigma tecno-digitale della transizione e le sue soluzioni certificate ma anche per l’implementazione di soluzioni e progetti che interpretano posizioni radicali a bassa tecnologia e/o fortemente ancorati ai contesti, il complesso infrastrutturale si ibrida per includere soluzioni “post-rete”, “fuori-rete”, decentralizzate ma anche infrastrutture marchiate verdi e blu e basate sulla natura. Quali misure e progetti di infrastruttura riescono a interpretare le nuove ecologie territoriali e a favorire forme diffuse di relazionalità tra materia vivente e non vivente? Quali politiche e opere infrastrutturali sono in grado di risocializzare la cultura tecnica e di rimando l’attuale apparato infrastrutturale? Come si possono operare scelte collettive sulla tecnologia alla base dell'infrastruttura? In che termini è plausibile ibridare le infrastrutture esistenti e concepirne di nuove per integrare i saperi radicati nei territori? A quali condizioni lo spazio tecnico dell’infrastruttura può essere declinato per divenire aperto al pubblico e non più nascosto o accessibile solo a pochi specialisti? In che modo le infrastrutture possono rendere intelligibile e direttamente operabile la trasformazione della natura per un pubblico ampio? Come realizzare infrastrutture in grado di interpretare la fluidità della materia e le diffuse condizioni di instabilità e incertezza?

Infrastrutture e nuove ecologie territoriali / Ranzato, M; Sgobbo, A. - (2025), pp. 9-14. ( XXVI Conferenza Nazionale SIU "Nuove ecologie territoriali. Coabitare mondi che cambiano" Napoli 12-14 giugno 2024).

Infrastrutture e nuove ecologie territoriali

Sgobbo A
Co-primo
2025

Abstract

Strade, ferrovie, elettrodotti e centrali elettriche, acquedotti, fognature, opere igieniche e sanitarie, costituiscono un complesso articolato di reti e installazioni che sostiene e connota in maniera decisiva la vita urbana nelle città e nei territori. Le infrastrutture realizzano la trasformazione della natura, rendono disponibili e mercificano la materia, le risorse, i luoghi. Concepiti per fornire servizi efficienti e universali e aderendo a modelli ingegneristici sofisticati, gli apparati tecno-scientifici delle infrastrutture precipitano sui territori e con essi interagiscono mediante soluzioni spesso standardizzate che tendono a semplificare o obliterare i contesti, altre volte a generare conflitti ed esclusione. Contestualmente, le emergenze del nuovo regime climatico e le pervasive spinte della transizione ecologica a limitare il consumo di risorse e a promuovere usi e processi non estrattivi ed equi mettono in crisi, almeno sulla carta, il capitale fisso sociale che, con maggiore intensità a partire dal secolo breve, è stato via via depositato nei territori. Sotto la spinta del paradigma tecno-digitale della transizione e le sue soluzioni certificate ma anche per l’implementazione di soluzioni e progetti che interpretano posizioni radicali a bassa tecnologia e/o fortemente ancorati ai contesti, il complesso infrastrutturale si ibrida per includere soluzioni “post-rete”, “fuori-rete”, decentralizzate ma anche infrastrutture marchiate verdi e blu e basate sulla natura. Quali misure e progetti di infrastruttura riescono a interpretare le nuove ecologie territoriali e a favorire forme diffuse di relazionalità tra materia vivente e non vivente? Quali politiche e opere infrastrutturali sono in grado di risocializzare la cultura tecnica e di rimando l’attuale apparato infrastrutturale? Come si possono operare scelte collettive sulla tecnologia alla base dell'infrastruttura? In che termini è plausibile ibridare le infrastrutture esistenti e concepirne di nuove per integrare i saperi radicati nei territori? A quali condizioni lo spazio tecnico dell’infrastruttura può essere declinato per divenire aperto al pubblico e non più nascosto o accessibile solo a pochi specialisti? In che modo le infrastrutture possono rendere intelligibile e direttamente operabile la trasformazione della natura per un pubblico ampio? Come realizzare infrastrutture in grado di interpretare la fluidità della materia e le diffuse condizioni di instabilità e incertezza?
2025
9788899237769
Infrastrutture e nuove ecologie territoriali / Ranzato, M; Sgobbo, A. - (2025), pp. 9-14. ( XXVI Conferenza Nazionale SIU "Nuove ecologie territoriali. Coabitare mondi che cambiano" Napoli 12-14 giugno 2024).
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Nuove ecologie territoriali - Estratto Sgobbo_Ranzato.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione Editoriale (PDF)
Licenza: Creative commons
Dimensione 8.3 MB
Formato Adobe PDF
8.3 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1005143
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact