Nel contesto attuale, segnato dalla crescente incidenza di logiche valutative standardizzate, il concetto di qualità della formazione appare spesso inglobato entro dispositivi tecnocratici che ne svuotano la portata critica, riducendone il valore educativo a parametro funzionale all’efficienza. Il presente contributo si propone di interrogare tale deriva, assumendo la qualità come costrutto pedagogico complesso, e restituendole profondità epistemologica attraverso una prospettiva orientata alla responsabilità sociale. La riflessione muove da una domanda di fondo: è possibile concepire la qualità non come conformità a standard esterni, bensì come espressione di una responsabilità collettiva, situata e generativa?In questa direzione, il lavoro si fonda sull’analisi delle tensioni tra saperi esperti e saperi situati, tra modelli formativi normativi e pratiche educative trasformative, assumendo il contributo delle epistemologie pedagogiche minoritarie come chiave interpretativa. Tali epistemologie – femministe, decoloniali, indigene e contro- egemoniche – costituiscono un contro-discorso teorico capace di decostruire i presupposti universalistici dei criteri valutativi dominanti e di proporre visioni plurali, contestuali e relazionali della qualità. In particolare, si valorizzano gli apporti delle pedagogie della cura (Tronto, 2013), delle pratiche riflessive e narrative (Lugones, 2003; Haraway, 1988) e della giustizia epistemica (Medina, 2013), quale condizione etica ed epistemologica per ripensare l’educazione come spazio di riconoscimento, partecipazione e trasformazione.La qualità, in tale prospettiva, cessa di essere un attributo neutro e standardizzabile, per configurarsi come processo situato e aperto, in grado di restituire centralità alle soggettività educanti e alle comunità di pratica. Lungi dal proporre un nuovo modello prescrittivo, il contributo intende rilanciare la pedagogia come spazio critico, politico e relazionale, orientato a coniugare responsabilità sociale e giustizia educativa nei contesti formativi contemporanei.
Ripensare la qualità formativa: responsabilità sociale e saperi dai "margini" / Valentino, Giuseppe. - (2025), p. 187. ( – La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione Parma 19-21 giugno 2025).
Ripensare la qualità formativa: responsabilità sociale e saperi dai "margini"
Giuseppe Valentino
2025
Abstract
Nel contesto attuale, segnato dalla crescente incidenza di logiche valutative standardizzate, il concetto di qualità della formazione appare spesso inglobato entro dispositivi tecnocratici che ne svuotano la portata critica, riducendone il valore educativo a parametro funzionale all’efficienza. Il presente contributo si propone di interrogare tale deriva, assumendo la qualità come costrutto pedagogico complesso, e restituendole profondità epistemologica attraverso una prospettiva orientata alla responsabilità sociale. La riflessione muove da una domanda di fondo: è possibile concepire la qualità non come conformità a standard esterni, bensì come espressione di una responsabilità collettiva, situata e generativa?In questa direzione, il lavoro si fonda sull’analisi delle tensioni tra saperi esperti e saperi situati, tra modelli formativi normativi e pratiche educative trasformative, assumendo il contributo delle epistemologie pedagogiche minoritarie come chiave interpretativa. Tali epistemologie – femministe, decoloniali, indigene e contro- egemoniche – costituiscono un contro-discorso teorico capace di decostruire i presupposti universalistici dei criteri valutativi dominanti e di proporre visioni plurali, contestuali e relazionali della qualità. In particolare, si valorizzano gli apporti delle pedagogie della cura (Tronto, 2013), delle pratiche riflessive e narrative (Lugones, 2003; Haraway, 1988) e della giustizia epistemica (Medina, 2013), quale condizione etica ed epistemologica per ripensare l’educazione come spazio di riconoscimento, partecipazione e trasformazione.La qualità, in tale prospettiva, cessa di essere un attributo neutro e standardizzabile, per configurarsi come processo situato e aperto, in grado di restituire centralità alle soggettività educanti e alle comunità di pratica. Lungi dal proporre un nuovo modello prescrittivo, il contributo intende rilanciare la pedagogia come spazio critico, politico e relazionale, orientato a coniugare responsabilità sociale e giustizia educativa nei contesti formativi contemporanei.| File | Dimensione | Formato | |
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