Al centro degli otto contributi di questo volume ci sono le strategie ecfrastiche sia di letterati di primo piano della cultura partenopea dell’Otto e del Novecento (da Francesco De Sanctis a Luigi Settembrini, da Matilde Serao a Pasquale Villari e, per le arti figurative, da Gioacchino Toma a Domenico Morelli) sia di scrittori e artisti dal ruolo meno protagonistico (da Domenico Romanelli a Scipione Volpicella, fino ad arrivare a Camillo Miola): le loro pagine tentano, secondo una formula estremamente evocativa, di tradurre in modi diversi e sempre sdrucciolevoli il «colpo d’occhio meraviglioso» che si palesa loro, quando da scrittori si trasformano nello specifico in osservatori (e narratori) di immagini. Di fronte a un’opera d’arte si corre spesso il rischio di non trovare le parole. Il velo di quel misterioso ed empatico rapimento, che collega creatore e spettatore, artista e scrittore, non può essere facilmente squarciato: il mistero della contemplazione può anche produrre silenzio; bloccare la voce. È il tema, topico nello studio dei rapporti tra letteratura e arti figurative, dell’“ineffabilità”. È allo spettatore, nel momento in cui si fa “narratore di immagini”, che spetta il compito precipuo di superare l’impasse: egli deve provare a dare parola alle emozioni; sistematicità alla visione. In merito a tali questioni i casi specifici, che analizziamo in questo volume, si configurano come una sorta di “occasione critica”. Eruditi, giornalisti, letterati e artisti sperimentano, nella Napoli dell’Otto e del Novecento, alcuni peculiari percorsi ecfrastici, non privi di spazi d’ibridismo e zone d’ombra, che possono anche valere per una riflessione più generale sui modi della descrizione artistica.
Il «colpo d’occhio meraviglioso». Percorsi dell’ecfrasi nella Napoli dell’Otto e del Novecento / Caputo, Vincenzo. - (2024).
Il «colpo d’occhio meraviglioso». Percorsi dell’ecfrasi nella Napoli dell’Otto e del Novecento
Vincenzo Caputo
2024
Abstract
Al centro degli otto contributi di questo volume ci sono le strategie ecfrastiche sia di letterati di primo piano della cultura partenopea dell’Otto e del Novecento (da Francesco De Sanctis a Luigi Settembrini, da Matilde Serao a Pasquale Villari e, per le arti figurative, da Gioacchino Toma a Domenico Morelli) sia di scrittori e artisti dal ruolo meno protagonistico (da Domenico Romanelli a Scipione Volpicella, fino ad arrivare a Camillo Miola): le loro pagine tentano, secondo una formula estremamente evocativa, di tradurre in modi diversi e sempre sdrucciolevoli il «colpo d’occhio meraviglioso» che si palesa loro, quando da scrittori si trasformano nello specifico in osservatori (e narratori) di immagini. Di fronte a un’opera d’arte si corre spesso il rischio di non trovare le parole. Il velo di quel misterioso ed empatico rapimento, che collega creatore e spettatore, artista e scrittore, non può essere facilmente squarciato: il mistero della contemplazione può anche produrre silenzio; bloccare la voce. È il tema, topico nello studio dei rapporti tra letteratura e arti figurative, dell’“ineffabilità”. È allo spettatore, nel momento in cui si fa “narratore di immagini”, che spetta il compito precipuo di superare l’impasse: egli deve provare a dare parola alle emozioni; sistematicità alla visione. In merito a tali questioni i casi specifici, che analizziamo in questo volume, si configurano come una sorta di “occasione critica”. Eruditi, giornalisti, letterati e artisti sperimentano, nella Napoli dell’Otto e del Novecento, alcuni peculiari percorsi ecfrastici, non privi di spazi d’ibridismo e zone d’ombra, che possono anche valere per una riflessione più generale sui modi della descrizione artistica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


