Il contributo illustra l’impiego nel campo dell’architettura di manufatti dismessi appartenenti originariamente ad altri settori produttivi, focalizzando l’attenzione sull’esperienza maturata dal gruppo LOT-EK di New York, che nella propria sperimentazione progettuale utilizza, come materiali da costruzione fusoliere di aerei abbandonate, container dimessi, tubi catodici non più in uso, fino alle vaschette da imballaggio che si trovano in tutte le confezioni di materiali informatici. Questi materiali da costruzione si configurano come risorse disponibili che i LOT-EK riescono a trasferire in ambiti di impiego diversi da quelli per i quali sono stati concepiti e realizzati: cisterne di benzina in disuso diventano involucro e struttura di camere da letto, rimorchi di camion attici residenziali, container combinati tra loro si trasformano in uffici di un’azienda specializzata nel recupero dei metalli (una delle ultime realizzazioni). La sperimentazione si spinge oltre il riuso di ciò che è stato prodotto dall’uomo e poi accantonato perché non più utilizzabile, per giungere alla messa a punto di una logica del costruire fondata sull’assemblaggio a secco di parti ed elementi desunti dalla produzione industriale, mediante l’autocostruzione. Essi infatti hanno progettato e realizzato il Mobile Dwelling Unit, un’unità abitativa modulare da vendere a catalogo. Paradigmi del costruire contemporaneo quali flessibilità, reversibilità, leggerezza diventano così caratteristiche costruttive pregnanti che si coniugano con le attese di un significativo controllo delle risorse e di un contenimento degli sprechi in termini di materiali per l’edilizia. L’attività dei LOT-EK diventa così espressione di un nuovo modo di interpretare le esigenze dell’abitare contemporaneo. In risposta alla domanda crescente di vivere nel centro del tessuto urbano delle città degli USA, si propone, da un lato, un nuovo concetto di stratificazione storica con l’immissione nel tessuto costruito di elementi industriali e, dall’altro, un nuovo modo di concepire la residenza attraverso la logica dell’assemblaggio a secco di parti ed elementi desunti dal mondo della produzione industriale.

Interpretare il "dismesso"

BELLOMO, MARIANGELA
2006

Abstract

Il contributo illustra l’impiego nel campo dell’architettura di manufatti dismessi appartenenti originariamente ad altri settori produttivi, focalizzando l’attenzione sull’esperienza maturata dal gruppo LOT-EK di New York, che nella propria sperimentazione progettuale utilizza, come materiali da costruzione fusoliere di aerei abbandonate, container dimessi, tubi catodici non più in uso, fino alle vaschette da imballaggio che si trovano in tutte le confezioni di materiali informatici. Questi materiali da costruzione si configurano come risorse disponibili che i LOT-EK riescono a trasferire in ambiti di impiego diversi da quelli per i quali sono stati concepiti e realizzati: cisterne di benzina in disuso diventano involucro e struttura di camere da letto, rimorchi di camion attici residenziali, container combinati tra loro si trasformano in uffici di un’azienda specializzata nel recupero dei metalli (una delle ultime realizzazioni). La sperimentazione si spinge oltre il riuso di ciò che è stato prodotto dall’uomo e poi accantonato perché non più utilizzabile, per giungere alla messa a punto di una logica del costruire fondata sull’assemblaggio a secco di parti ed elementi desunti dalla produzione industriale, mediante l’autocostruzione. Essi infatti hanno progettato e realizzato il Mobile Dwelling Unit, un’unità abitativa modulare da vendere a catalogo. Paradigmi del costruire contemporaneo quali flessibilità, reversibilità, leggerezza diventano così caratteristiche costruttive pregnanti che si coniugano con le attese di un significativo controllo delle risorse e di un contenimento degli sprechi in termini di materiali per l’edilizia. L’attività dei LOT-EK diventa così espressione di un nuovo modo di interpretare le esigenze dell’abitare contemporaneo. In risposta alla domanda crescente di vivere nel centro del tessuto urbano delle città degli USA, si propone, da un lato, un nuovo concetto di stratificazione storica con l’immissione nel tessuto costruito di elementi industriali e, dall’altro, un nuovo modo di concepire la residenza attraverso la logica dell’assemblaggio a secco di parti ed elementi desunti dal mondo della produzione industriale.
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